Dicembre 2, 2022
Gli stessi cialtroni nella vita di Gesù

Gli stessi cialtroni nella vita di Gesù

La nuova stagione della serie più venerata dagli italiani vede i vecchi protagonisti alle prese con temi evangelici, con Stanis nel ruolo di Cristo.Un po’ autocelebrativa e meno credibile, ma comunque sempre intelligente

Nella sala che ospitava l’anteprima di Boris 4 alla Festa del cinema di Romac’erano almeno tre generazioni e un fremito di entusiasmo collettivo. Risate e applausi scrosciavano durante la proiezione, e quando in conferenza stampa è apparso sullo schermo il faccione di Francesco Pannofino (collegato a distanza) il pubblico è esploso in un boato di approvazione. Dubito esista un altro prodotto italiano attuale in grado di suscitare un affetto così sincero e devoto, da parte di un pubblico fatto di ventenni e cinquantenni, di cinefili e instagrammers

Si può quindi immaginare quanto fosse difficile il compito di Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo che, per di più senza il compianto Mattia Torre, dovevano ricreare il mondo da loro creato 15 anni fa. L’operazione, purtroppo, è riuscita solo in parte. La strategia di base funziona: la nuova stagione cambia tutto per non cambiare nulla. René Ferretti e soci adesso girano una serie per una piattaforma, l’ambiziosa Vita di Gesù, di cui Stanis è produttore e protagonista: l’algoritmo è il nuovo dott. Cane, il politicamente corretto è il nuovo moralismo Rai, la storia teen è la nuova linea comica. Sono gli stessi cialtroni di una volta, alle prese con un mondo cambiato, e spesso fanno ridere. Ci sono anche nuovi modi di dire contagiosi, pronti a entrare nel linguaggio quotidiano, per i quali Boris continua a non avere eguali («lo dimo», «merdu», «famo come nella Bambina e il capitano», «questi ci si includono»).

Di converso, però, la presa sul momento televisivo è molto più debole: Gli occhi del cuore aveva referenti precisi nella realtà, Vita di Gesù non è un progetto credibile per una piattaforma. Concedere un’apparizione a tutte le vecchie glorie costringe a troppe forzature, mentre i nuovi personaggi sono confinati in storie secondarie a malapena abbozzate. Alcune scene sono di una comicità fiacca, ai limiti dell’imbarazzante: gli italiani che parlano inglese maccheronico, l’operatore con uno strano tic che fa arrabbiare un attore. Forse questa stagione era oberata dal peso dell’autocelebrazione: speriamo in una Boris 5, fatta alla luce di questa esperienza, che sappia aggiornarsi meglio e torni a parlare più dell’Italia che di sé stessa.
Boris 4 Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo
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