di Chris Grasso – Spacca la maggioranza, rimette insieme vecchie sinergie che sembravano perdute, crea scompiglio e fa perdere il sonno a
qualcuno. Parliamo della nuova legge elettorale, una delle ragioni per cui era nato il governo dei tecnici, oltre a quelle economiche s’intende, ma che a poche ore dall’avvento del mese di agosto resta un miraggio e basta.
La mossa di Pdl e Lega al Senato col passaggio della proposta di presidenzialismo e la frase di Angelino Alfano, che ha ricordato a tutti di avere ancora la maggioranza, non è piaciuta nemmeno un pò al Pd e a Bersani il quale oggi ha tuonato contro Schifani. Ma Alfano in realtà non vuole la rottura e nemmeno lo scontro frontale, desidera che la modifica alla legge vada in porto in tempi brevi e sta cercando di ricucire lo strappo.
Serpeggia, infatti, il timore fondato di una fine anticipata della legislatura e non si vuole andare a votare col sistema attuale. Non lo vuole il Pdl, non lo vogliono le altre forse politiche, compreso il Pd, o almeno questo ci si augura. Quello che non è chiaro è cosa desideri invece il partito di Bersani, che dice no a tutto ma non propone nulla di concreto a parte schizzi che hanno il potere di riportarci indietro alla prima repubblica, quella dei 51 governi in 48 anni.
I maliziosi affermano (ma noi non vogliamo crederci) che i democratici stiano pensando di votare col “Porcellum” solo per poi dare la colpa in campagna elettorale al Pdl di averlo creato a suo tempo. Un’accusa fondata certo, ma anche meschina. Un pò come la demagogia su cui sono state fondate le ultime tre campagne elettorali, incentrate sul conflitto d’interessi di Berlusconi, quel conflitto d’interessi che non pensarono a risolvere nei 18 mesi di governo perchè poi sarebbe servito durante la campagna elettorale successiva.
Ma torniamo al tema principale. I partiti sanno di non potersi presentare dinanzi agli elettori con il sistema attuale. La gente non vuole più vedere gente nominata dalle segreterie e desidera scegliere il parlamentare, scrivere il nome del proprio rappresentante a Roma, come già succede nei consigli comunali, provinciali e regionali.
Non è questo il tema cardine del momento, la legge elettorale non ci salverà dal disastro economico a cui assistiamo da anni, ma almeno riconsegnerà all’Italia un pò di democrazia. Intanto è già campagna elettorale a tutto spiano. In Sicilia sale la temperatura e il mare in questo caso non può venire in soccorso.
Mancano 2 giorni, appena 48 ore dalle annunciate dimissioni di Raffaele Lombardo, come da lui stesso confermato la settimana scorsa. Ma il tempo per i festeggiamenti durerà pochissimo: è già tempo di scelte e messaggi forti. Lo ha fatto con un’uscita ufficiale il Coordinatore provinciale Pdl di Catania Basilio Catanoso nel corso di un incontro per parlare di primarie e legge elettorale.
Catanoso ha chiesto al Segretario nazionale del Pdl Angelino Alfano di scegliere la Sicilia, di candidarsi alla Presidenza della regione, altrimenti si dovranno fare le primarie. Una mossa interessante, che mette Alfano e il partito in un certo imbarazzo. Dinanzi alla candidatura del Segretario nessuno potrebbe muovere obiezioni, ma se ciò non dovesse accadere il candidato dovrà avere la legittimazione della gente, dovrà dimostrare di avere i numeri e di saper creare quell’entusiasmo per battere un candidato forte come Crocetta.
Che i balli abbiano inizio.
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