GIUSTIZIA, VITALE: LE CORRENTI SONO IL CANCRO DELLA MAGISTRATURA

di Chris Grasso – La giustizia, il modo in cui viene amministrata in Italia, il potere dei giudici e le dinamiche all’interno dei gruppi “politicizzati”.  Sono i temI dell’intervista al Prof. e Avv. Vincenzo Vitale, che a un certo punto del proprio cammino professionale ha scelto di abbandonare il ruolo di magistrato, preferendogli quello di avvocato.

Vitale, 57 anni, si laurea in giurisprudenza con il massimo dei voti e lode presso l’ateneo catanese con una tesi in diritto processuale penale con la quale vince il premio “Giovanni Albanese” del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catania. Vince il Concorso in Magistratura facendo esperienza ventennale sia nel settore civile che penale. Nel 1994 è Vicecapo di Gabinetto del Ministro di Grazia e Giustizia e componente della Commissione Ministeriale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per la lotta contro la droga e la tossicodipendenza. Ha svolto attività didattica presso l’Università Cattolica di Milano e presso la Facoltà di Piacenza e di Catania. Attualmente svolge la libera professione in Milano e Catania sopratuttto nell’assistenza legale di società di respiro nazionale.

Partiamo dalla sua storia. Ci racconta le ragioni di una scelta coraggiosa e certamente difficile come quella lasciare la magistratura?

Ho deciso, dopo aver preso un periodo di aspettativa necessario per ponderare bene le cose, di uscire dalla magistratura sia per motivi strettamente pratici, sia per motivi ideali. Quelli pratici sono legati alla circostanza che mi si presentò l’occasione di insegnare all’Università, che era sempre stata una mia grande passione, cosa che non sarebbe stata possibile altrimenti . Quelli ideali derivano invece dal fatto che, essendo io nipote e figlio di magistrati ( mio nonno era, negli anni venti del secolo scorso, sostituto procuratore del Re ), nutrivo una visione forse anacronistica della istituzione . Mi sono invece accorto, nel corso degli anni, che la magistratura purtroppo era, in alcune sue parti, troppo politicizzata, troppo legata al gioco delle correnti”.

Ma sono i giudici a guidare le correnti o l’esatto contrario?

“Le correnti sono in certo modo il “cancro” della magistratura, costituendone il più esiziale momento di portata ideologica, come già aveva stigmatizzato Salvatore Satta all’alba del fenomeno, cioè alla fine degli anni sessanta .
Esse sono naturalmente governate da uomini, che sono di numero contenuto ma di notevole potere . In passato, ho scritto che tre o quattrocento magistrati, vale a dire meno del 5% del totale, pilotando le correnti, riescono di fatto a governare su tutti gli altri.

Infatti, il gioco ( e il “giogo” ) correntizio, trasferendosi al CSM che lo rispecchia in modo fedele, condiziona pesantemente il destino professionale dei singoli magistrati in termini di promozioni, trasferimenti, posti direttivi ecc. In realtà la stragrande maggioranza dei magistrati, se solo fosse possibile, vorrebbe essere liberata dalle correnti: ma oggi appare difficile perfino dirlo o auspicarlo . Prova ne sia che in un ufficio giudiziario italiano ove si votava anni fa per il rinnovo del Consiglio Giudiziario ( terminale periferico del CSM ), non essendosi le correnti accordate per i candidati, fu eletto inaspettatamente un magistrato del tutto fuori dal gioco correntizio, che ricevette oltre il 50% dei voti: ciò significa che una volta liberati dagli obblighi del voto condizionato, oltre la metà dei magistrati preferì un collega non inscritto a nessuna corrente, fuori dai giochi e perciò davvero libero”.

Come viene visto chi preferisce restare fuori da certe logiche?

Chi rimane fuori dalla logica correntizia non sempre ha vita facile, perché rimane senza protezione, in quanto non appartiene ad alcuna cordata. Professionalmente, prima o poi, ne subirà un danno”.

 In Italia si deve parlare di giustizia o giustizialismo?

“Una cosa che ogni anno mi stupisce è che, all’inaugurazione dell’anno giudiziario che ritualmente ne segna l’inizio, i discorsi tenuti dai capi degli uffici giudiziari si preoccupano di statistiche, di durata dei processi, di personale ausiliario, ma per nulla del tasso di giustizia delle sentenze.  Nessuno si chiede perché in Italia oltre il 70% delle sentenze di primo grado viene appellata . E perché in gran numero vengono riformate. Per strani motivi o semplicemente perché non sono “giuste” ? Queste sarebbero le domande – inquietanti – da farsi , ma nessuno le propone seriamente .  Parafrasando Manzoni, potremmo dire che in Italia la giustizia c’è, ma se ne sta nascosta per timore delle procedure, delle statistiche, dei problemi sindacali… Ne viene che il giustizialismo, che della giustizia è la grottesca controfigura, ha vita facile ed occupa il campo”.

La stampa è libera o solo alcuni giornali sono liberi di scrivere qualsiasi cosa?

“La stampa italiana è libera, grazie a Dio. Ciò non toglie che qualche testata ( e vi lascio indovinare quale ) sia – per usare la metafora di Orwell – “più libera” di altre.

Infine, a suo parere, ha maggiore peso il poter legislativo o quello esucutivo?

“Nessuno dei due. Maggior peso ha di fatto il potere giudiziario, il quale esercita un penetrante controllo sull’esercizio degli altri due poteri, mentre non accade l’inverso: legislativo ed esecutivo sono del tutto disarmati nei confronti del giudiziario . Ecco il vero problema del nostro tempo: il potere giudiziario può invadere impunemente la sfera di competenza degli altri poteri dello Stato.  Come ha notato Vittorio Mathieu, ciò accade probabilmente in quanto ogni potere esercita la “totalità” del potere, mentre bisognerebbe non solo che i poteri dello Stato fossero separati, ma anche che costituissero, in modo simmetrico e paritario, l’uno il limite dell’altro: cosa che – come si è visto – oggi non è “.

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