di Aldo Vitale – «La folla, il numero, sono la determinazione della animalità »; così scriveva Kierkegaard riflettendo sulla essenza delle masse. Del resto, la teoria del noto filosofo danese sembra confortata dalla esperienza storica per cui ogni movimento di massa è sempre degenerato e sempre degenera in un coacervo di violenza, di furore ideologico, di imbarbarimento dei rapporti sociali, civici e giuridici. Il vilipendio di Piazzale Loreto o lo scempio dell’uccisione del tiranno rumeno Ceaucescu non sono forse universalmente riconosciuti come le amare conseguenze del furore cieco delle masse?
E quanto più grave è il fenomeno di violenza incontrollata operata da una massa se questa massa è composta da soggetti laureati in giurisprudenza, i quali non solo sono orientati a costituire la futura classe dirigente del Paese, ma si sentono perfino vocati alle professioni giuridiche ed istituzionali ( magistratura, avvocatura dello Stato, notariato ) che per loro natura sono precipuamente votate a lottare contro la violenza medesima?
Lo scorso 12 giugno 2012 presso le ampie strutture dell’Hotel Ergife di Roma, infatti, si è tenuto il concorso a tre posti bandito nel 2011 dall’Avvocatura dello Stato, concluso con l’annullamento della prova dalla Commissione a causa del precipitare di alcuni grotteschi e gravi accadimenti, parzialmente o erroneamente narrati dalla gran parte delle testate giornalistiche.
In breve la cronologia dei fatti. Durante la mattina di giorno 11 sono stati consegnati i codici ed i testi ammessi per la consultazione dalla legge e dal regolamento concorsuale.
Alle 8:30 di giorno 12 sono stati aperti i varchi ed i quasi mille candidati ( su 4 mila domande ) hanno cominciato ad affluire per raggiungere il proprio posto con i propri testi e codici pronti per la dura prova scritta di otto ore.
L’operazione ha richiesto quasi due ore al termine delle quali, verso le ore 11:00 si è proceduto al lungo, e francamente inutile e ridondante dato che tutti erano stati già identificati, appello per chiamata nominale. Anche questa lunga fase si è conclusa dopo più d’un ora. A quel punto, dopo mezzogiorno, si è proceduto al sorteggio della materia; l’argomento sarebbe stato dunque diritto privato e procedura civile.
Dopo questo primo sorteggio la Commissione si è ritirata per stabilire le tre tracce da cui sorteggiare quella che si sarebbe dovuta svolgere. Fino a questo punto tutto si è svolto
lentamente, pachidermicamente, ma con ordine. Tuttavia, nel tempo in cui la Commissione si è chiusa in “conclave”, tra i candidati hanno cominciato a serpeggiare moti di ribellione capeggiati da facinorosi che hanno aizzato gli animi e che invece di comportarsi giuridicamente si sono abbandonati alla brutalità degli istinti più primordiali.
Voci su voci, sospetti, illazioni, presunte prove, indizi, accuse tutto condito con una stanchezza dovuta all’orario oramai inoltrato senza che la dettatura della traccia fosse cominciata, e dalla preponderanza prepotente di un emotivismo collettivo sempre più suscitato dalle velleità rivoluzionarie di sobillatori professionisti.
Una decisa, ma come sempre arrogante e rumorosa, minoranza di candidati ( circa 100-150 ), conquista il tavolo della Commissione e pone l’assedio a quest’ultima per circa 3 interminabili ore. Urla, spintoni, insulti rivolti all’indirizzo dei membri della Commissione che è stata letteralmente colta di sorpresa da accuse infamanti e illazioni che si dicono già provate.
Quali accuse? La presunta presenza di testi irregolari ammessi come se fossero regolari ( ma la maggior parte non li ha visti ); la sedicente presenza di compiti già svolti ( prima della dettatura della traccia? ); la presunta presenza di una non meglio identificata figlia di un avvocato dello Stato che avrebbe avuto garantito un trattamento di favore ( chi? dove? quando? dove sono le prove? ).
La Commissione, con la sapidità giuridica di chi il diritto lo pratica e lo comprende e non lo predica, propone allora di controllare tutte le buste, data l’accusa secondo la quale alcune avrebbero già contenuto i compiti svolti; ma la sparuta, e sempre più isterica, massa di rivoltosi si rifiuta e comincia a gridare per l’annullamento del concorso ( un concorso che ancora alle ore 14:00 non era cominciato come poteva essere annullato? E come mai dei laureati in giurisprudenza, candidati in un concorso pubblico non comprendono questo semplice ragionamento giuridico ? )
Oramai la situazione è compromessa, la Commissione temendo giustamente anche per la propria incolumità fisica e per assicurare la regolare esecuzione del concorso, che dalla maggior parte dei candidati voleva essere portato ad esito fausto data l’importanza, la fatica degli studi, il tempo dedicatovi, le spese affrontate, vengono chiamate le forze dell’ordine che si presentano in assetto anti-sommossa.
A questo punto i rivoltosi che hanno preferito la forza al diritto, la violenza alla legge, l’ideologia alla giustizia, elaborano la strategia di impedire la dettatura della traccia concorsuale fino alle ore 16:00 poiché da quel momento in poi una eventuale dettatura avrebbe comportato lo scadere delle otto ore per lo svolgimento dopo le ore 24:00 cioè in un giorno successivo a quello stabilito dal bando, dovendosi così poi dichiarare necessariamente nullo il concorso.
La Commissione, protetta dalle forze dell’ordine dal lancio di oggetti e contumelie, asinerie giuridiche e furore isterico di massa, riesce, verso le ore 14:45 a dettare la traccia, ma la situazione è insostenibile a causa del caos, così che quasi nessuno, anzi, nessuno, riesce a stare al passo della velocissima dettatura; vengono quindi distribuite delle fotocopie della traccia, ma sono troppo poche poiché non c’è il tempo di fotocopiare 1000 tracce; ne arrivano dunque poche che vengono tra spintoni e insulti prese d’assalto dalla maggioranza volenterosa che vuole portare a compimento i propri studi con il concorso. Tuttavia, per copiare molte persone da poche tracce fotocopiate si creano inevitabilmente dei capannelli; ed adesso sì che si temono irregolarità ( per esempio lo svolgimento in gruppo della traccia il cui oggetto era l’azione di ripetizione nei suoi aspetti sostanziali e processuali ).
La Guardia di Finanza viene allora giustamente incaricata dalla Commissione di disperdere i capannelli e segnalare i nomi di chi stava collaborando per l’elaborazione del compito. Ma la indecorosa sommossa di alcuni candidati continua e si rivolta contro i colleghi, cioè contro chi intanto sta cercando al proprio posto di cominciare a studiare il problema per iniziare a scrivere il proprio compito pur tra segnalazioni, grida, insulti, oggetti volanti, forze dell’ordine e commissari in subbuglio.
Dopo circa tre quarti d’ora, verso le 15:30 circa, la Commissione si arrende a dichiara annullata la prova.L’autenticità assoluta dei fatti qui narrati è provata dalla presenza di chi scrive che è stato ammesso al concorso con il numero 3388. I problemi e la gravità di simili fatti sono evidenti. Nonostante codesti personaggi siano laureati in giurisprudenza, e nonostante molti di essi avesse sostenuto meno d’un mese or sono il concorso in magistratura, hanno dimostrato di non aver compreso pressoché nulla dei propri studi giuridici.
Se si paventano irregolarità e illegalità, non si ricorre alla forza, ma si denuncia il fatto al commissario che provvederà all’espulsione del candidato trasgressore. Se ci si vuole assumere le proprie responsabilità non si assale fisicamente la Commissione; se si pretende di essere considerati seriamente e giuridicamente, si esce dall’aula ci si reca alla prima Procura della Repubblica che si incontra ( specialmente chi ha già da poco sostenuto il concorso in magistratura ) e si denunciano i reati.
Se dovessero costoro divenire magistrati sarebbero pronti ad accettare che una decisione propria dia frutto ad aggressione fisica nei loro stessi confronti o si augurano il ricorso agli strumenti civili dell’ordinamento ( tar, appelli e cassazioni varie ) da parte di chi contesta le loro decisioni?
Così facendo, e sbalordisce che dei laureati in giurisprudenza non lo sappiano, non solo si commette un’ingiustizia nei confronti di chi nonostante tutto è disposto a fare il concorso ed eventualmente ricorrere al Tar dopo per eventuali irregolarità ( come ci si dovrebbe aspettare dai giuristi ), ma ci si rende responsabili della fattispecie criminosa contemplata dall’art. 340 del Codice Penale che così recita:« Chiunque, fuori dei casi preveduti da particolari disposizioni di legge cagiona un’interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità è punito con la reclusione fino a un anno. I capi promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da uno a cinque anni ».
Questi candidati, insomma, farisei del diritto, poiché predicano la legalità, ma la stuprano con la violenza, non hanno compreso nulla delle discipline giuridiche, poiché il diritto esiste proprio per evitare i soprusi della forza, non per legittimarli. Aveva dunque ragione Cicerone quando scriveva nella sua orazione Pro Milone che « silent leges inter arma », come alcuni violenti candidati ai concorsi pubblici d’Italia hanno tristemente dimostrato in questi giorni.
Ultimi articoli diRedazione (see all)
- SIRIA: NASRALLAH, SE CADE ASSAD, ISRAELE INVADE LIBANO - 25 maggio 2013
- LA COMPAGNIA AEREA EMIRATES IINTERESSATA AD UNO SCALO DI FONTANAROSSA? - 25 maggio 2013
- L’INFERNO DEI LAGER DI KIM JONG-ON - 25 maggio 2013
- RI…SCATTA PEDARA, CONCORSO FOTOGRAFICO INDETTO DALLA CONSULTA GIOVANILE - 24 maggio 2013
- SICILIA, EDILIZIA: NEL CASSETTO 250 MLN PER GLI ALLOGGI, MA LA REGIONE DORME - 24 maggio 2013










