CRITICHE, ATTACCHI, POLEMICHE. MA QUALCUNO CREDE ANCORA NELLA REPUBBLICA ITALIANA?

di Chris Grasso – Festa si, festa no? Demagogia o reale indignazione? Ragioni condivisibili o gioco al massacro che parte dal web e si allarga a macchia d’olio? Mentre dagli Stati Uniti arrivano gli auguri per la pronta ricostruzione in Emilia da parte del  Segretario di Stato Hillary Clinton noi continuiamo questo assurdo gioco al massacro.

La Clinton non ha scelto un giorno qualunque per inviare il messaggio, l’ha fatto il 2 giugno, giorno della festa della Repubblica italiana. Il dettaglio non è di poco conto, negli Usa le feste per così dire della bandiera, quelli che riguardano la Nazione hanno un valore speciale, quasi sacro. In quei giorni gli americani si compattano dinanzi ai problemi e promettono di risolverli insieme.

Se poi davvero li risolveranno è un altra questione, ma in determinati giorni trovano la forza per crederci davvero. Nella realtà, ma anche nella finzione cinematografica; chi non ricorda Indipendence Day ed il discorso del presidente dopo aver sconfitto il tentativo di invasione aliena? Un esempio, solo un esempio, banale se volete, ma utile a evidenziare le differenze.

Qui la festa del 2 giugno, le parate dei nostri militari, diventano oggetto di feroce scontro d’opinione. Certo la crisi ha accentuato tutto, argomenti che una volta sembravano giusti oggi diventano mostruosità, spreco, cianfrusaglie. Possiamo essere d’accordo in linea di massima con chi dice di raccogliere tutte le somme di danaro pubblico spese male per aiutare le popolazioni emiliane colpite dal terremoto.

Ma pur essendo vicino alle vittime ed a chi ha perso tutto, vorremmo ricordare che la stessa mobilitazione non è avvenuta quando la natura distrusse Giampilieri e parte della provincia di Messina, o quando Barcellona Pozzo di Gotto rischiò di essere cancellata dalle cartine geografiche d’Italia, che ad esempio ci sono ancora molte vittime del terremoto in Irpinia che ancora oggi vivono nei container, e che anche a L’Aquila non se la passano proprio benissimo.

Di tutto questo gli emiliani ovviamente non hanno colpe e lo Stato deve immediatamente prodigarsi affinchè da quelle parti tutto torni alla normalità. La povera gente non può pagare da sola anni ed anni di costruzioni fatte male solo perchè da quelle parti il terremoto non si verificava dal 1500.

Ma ammesso tutto questo, comprese tutte le ragioni, la polemica sulla festa di oggi continua a sembrare pura demagogia. Ci spieghiamo meglio. Intanto dalle letture dei quotidiani cartacei ed on line si legge una critica differente se il politico presente sia di uno schieramento o di un altro, ma questo lo possiamo anche considerare normale nel gioco delle parti. Il nostro è un ragionamento differente.

Se crediamo alla Repubblica italiana, allora crediamo anche che sia giusto festeggiarla in onore di chi ha combattuto ed è morto per vederla nascere. Se invece non la riconosciamo più, se addirittura pensiamo sia il vero male dell’Italia allora il discorso è del tutto differente. Dobbiamo comprendere questo, renderci conto se ci si riconosce in certi simboli ed istituzioni.

Non parliamo dei politici o dei presidenti di turno, ma di quello che essi rappresentano. L’analisi sociale derivante dalle critiche di questi giorni deve dare risposte a queste domande.

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