IL TRIPLICE FISCHIO, LE LACRIME PER I SALUTI DI INZAGHI E DEL PIERO, LE FESTE, I RIMPIANTI, LE BOCCIATURE

di Chris Grasso – La stagione conclusa ieri si lascia alle spalle tutta una serie di valutazioni, conferme, delusioni, novità e…addii. Tanti, troppi, tutti a ricordarci il tempo che passa ed un’era calcistica che s’è chiusa in modo romantico e spettacolare. Chi come il sottoscritto ha avuto la fortuna di assistere agli esordi di gente come Alessandro Del Piero e Pippo Inzaghi non può aver assistito con freddezza alle immagini catapultate nelle nostre case dalle emittenti tv nazionali.

Nella stessa domenica la Juve festeggia il ritorno allo scudetto, ma saluta uno degli ultimi uomini veri in un calcio sempre più falso. Saluta un capitano come Del Piero, un campione straordinario che però continuerà a giocare perché oggi non riesce ad immaginarsi in ruoli diversi. Il tempo s’è fermato ai suoi gol fra palo e traversa, ai suoi laccetti sotto al ginocchio imitati dai ragazzi di mezza Italia, a quelle giocate che furono capaci di oscurare persino il genio immenso di Roberto Baggio. Mentre Alex salutava con tanto di gol ed abbraccio simbolico con tutto il popolo bianconero, un altro grandissimo faceva altrettanto.

Un gol alla Inzaghi per dirsi addio o magari arrivederci. Pippo ed il Milan forse riprenderanno a correre insieme, ma solo quando il centravanti deciderà che è arrivato il momento di smettere di inseguire il pallone, di sbatterla dentro come ha fatto ieri. Stop un po’ ad in…seguire, difensore stordito e odore del gol che prende forma, si materializza, diventa concreto nel boato del Meazza. Ma nel giorno dei saluti ci sono anche quelli di Nesta, Zambrotta e Gattuso, non senza lacrime e sentimentalismi, e quello di Montolivo che da oggi lascia la Fiorentina proprio per abbracciare il Milan ed un allenatore come Allegri che un anno fa faceva fuori un regista come Pirlo, bocciato per inutilità alla causa. Pentimento? E se si, suo o della società. Poi ci sono gli addii annunciati dal mercato, quelli eclatanti che parlano di Lavezzi e Cavani, quelli che nessuno rimpiangerà come nel caso di Forlan.

La stagione va in archivio con la Juve campione che non si gode la festa perché troppo impegnata a fare polemica su numeri e recriminazioni vane. C’è la omaggiare la grande Udinese che per il secondo anno di fila centra un posto ai preliminari di Champions, migliorando il quarto posto dell’anno passato. Un miracolo? No, assolutamente. I friulani sono una forza del torneo e farebbero bene a puntare anche allo scudetto nel prossimo futuro. Un anno di bocciature senza mezze misure.

Bocciato il progetto spagnolo della Roma, il non progetto dell’Inter che vede scorrere il tempo e le posizioni mentre cerca qualcuno capace di riempire il vuoto di Mou. Bocciato anche il Napoli nell’anno della consacrazione (almeno così tutti si aspettavano), Mazzarri però ha la carta della finale di Coppa Italia per recuperare all’ultimo istante e magari anche il posto in Europa League a quel punto potrebbe avere un sapore meno amaro. Bocciate tutte le società che hanno fallito rivoluzioni sul mercato o cose simili come Genoa e Fiorentina, che solo la pochezza di Novara, Cesena e Lecce ha trattenuto in serie A.

Il 2012 ci lascia però anche perle dal resto dell’Europa. Lo scudetto del Mancio al’’94 di una Premier folle è brivido allo stato puro anche per coloro i quali affermano di gradire poco il calcio oltre le Alpi. Ma anche i 100 punti del RealMou che spezza e spazza l’egemonia di Guardiola e del Barca non solo male. Infine la Germania con le prodezze del Borussia che costringe in ginocchio il Bayern. Poca roba, affermano i bavaresi in attesa della finale di Champions da godersi in casa contro Di Matteo ed il suo Chelsea incerottato. Il trono d’Europa si assegna sabato, poi solo Europei…

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