203 views
Pubblicato il: mar, feb 21st, 2012

SE IL PDL APRE ALLE LISTE CIVICHE PER LE AMMINISTRATIVE

di Pietro Forestiere – Tra meno di tre mesi, il 6 e 7 maggio, si celebreranno le elezioni amministrative in quasi mille comuni. Il più grande esercizio di democrazia diretta per 11 milioni di Italiani, con la più alta concentrazione in Lombardia e in Sicilia, due regioni storicamente favorevoli al centrodestra sin dal 1994. Rappresenterebbero le elezioni di medio termine del governo Monti, ma fuor dal “tecnico” costituiscono il banco di prova generale degli uomini e delle tradizioni politiche finora sotto il vessillo d’intuizione berlusconiana del PdL.

Interpretare le amministrative in chiave politica e nazionale è da sempre obiettivo effimero da talk show. Gli elettori chiamati a scegliere i propri amministratori e rappresentanti, che siano sindaci o presidenti di provincia o consiglieri, ben conoscono la differenza che passa rispetto all’apporre una croce su un logo scorto più in tv che nelle strade quotidiane. L’assenza poi di una legge liberticida quale il porcellum evidenzia ulteriormente la specificità e l’estrema personalizzazione del voto.

Berlusconi, Alfano e i vertici del PdL però sono al lavoro per garantirsi un risultato spendibile anche nell’ipotesi di una inesatta o maliziosa identificazione del voto amministrativo con il voto politico. Sulla testa della classe dirigente pende quella temuta soglia del 20, ovvero la percentuale discendente che raccoglie il PdL in ogni sondaggio da novembre ad oggi. Si ricordi che dall’atto di fondazione il trend dell’ancora primo partito italiano, in riferimento all’ultimo dato politico emerso dalle europee, è indiscutibilmente negativo: dal 37% delle politiche del 2008, al 35% delle europee del 2009, all’esercizio di stile di cui in premessa ma utile al confronto che determina un 31% alle regionali del 2010 e un risicato 23% alle amministrative del 2011.

Il passo verso il 20% sembra realistico e non ascrivibile alle sole speculazioni sondaggistiche, confermato dalla percezione di un PdL ancora troppo legato all’astro e all’estro di Berlusconi. Da qui la singolare apertura alle liste civiche, rilanciata da molti dirigenti di rilievo negli ultimi giorni. Appare come l’abdicazione preventiva di questa parte della politica all’associazionismo e a quella nobile idea della società civile attiva. Oltre all’ammiccamento a candidati ed elettori terzopolisti. Qualcun altro ha corretto il tiro rivendicando il controllo verticistico delle ipotetiche liste civiche, confermando quindi la tesi di autorevoli editorialisti di un ritorno alle “liste civetta” dei decenni passati. La stato attuale è fosco a tal punto che si vocifera che l’atteso colpo di coda dell’ormai “padre nobile” Berlusconi si concretizzerà con la proposta di un nuovo simbolo ed un nuovo nome, insomma il restyling auspicato dai cultori del marketing politico.

E i congressi provinciali che si stanno celebrando in queste settimane? E le auspicate primarie proposte e promesse dal segretario Alfano a più riprese? I congressi fatti di tesserati e di mozioni hanno già riscritto determinati equilibri interni, da Milano a Siracusa. In alcune realtà, come nel caso mediatico di Bari, o nelle segnalazioni più recenti di Modena e Vicenza, sono emerse falsificazioni. Ma sono situazioni marginali, irregolarità rilevabili già note a chi è avvezzo ad una tradizione politica intrecciata ai sistemi di democrazia interna. Incidenti da ricomporre sospendendo dal partito i responsabili più diretti e assicurandosi che tesserati ignari o deceduti non si rechino alle urne congressuali. Polvere dinanzi all’occasione per decine di migliaia di attivisti tesserati che per la prima volta dopo quattro lunghi anni hanno potuto lasciare un’impronta sul percorso del loro PdL.

Per quanto attiene le primarie, quale coinvolgimento popolare di tutti i potenziali elettori nella scelta di un candidato, si dovrebbe riservare una disamina tecnica a parte. Quel che è certo è l’evidente incompatibilità tra la recente apertura alle liste civiche e la promessa partecipazione alla scelta dei candidati locali, se la presenza della lista del partito nazionale non dovesse essere contemplata. La richiesta di primarie dalla base, con in testa i giovani formattatori, è davvero significativa. Se la prima promessa dell’acclamato neo segretario Alfano verteva su una progressiva democratizzazione del partito, non si comprende perché disattenderla.

[1]

Lascia un commento

You must be Logged in to post comment.