SAN VALENTINO, PIU’ CORNA CHE CUORI
di Alex Minissale – Ci tocca dunque improvvisarci professionisti di un’oggettività che non ci compete, e avventurarci in un’analisi parasociologica dei due schieramenti odierni: quelli che festeggiano e quelli che sabotano (si coniuga così?) i festeggiamenti non solo non-festeggiando, ma esecrando chi festeggia. Non si tratta di conformisti e anti-conformisti, ma di due eserciti contrapposti ognuno conformista a modo suo. Spiace constatare che le celebrazioni abbiano del tutto perso qualunque sfumatura commemorativa, allontanandosi definitivamente dalla valenza, se non mistica, almeno storica di un uomo – San Valentino – flagellato e decapitato (seppur a 97 anni, alla faccia della durata media) come tanti altri martiri in onore dei quali ci si toglie sovente le scarpe. E invece, doppiamente martirizzato, Valentino presta il suo nome (oltre che ad una griffe) ad una ricorrenza commercializzata e commercializzante, che come tante altre è trasmigrata dal cristianesimo al paganesimo in uno schioccar di decennio.
(Quasi) tutti i single sono estremisti del sabotaggio, ma non tutti gli estremisti del sabotaggio sono single: alla categoria appartiene pure un certo tipo di innamorati del nuovo millennio, soggetti a cui piace remare controcorrente (con l’involuta conseguenza di creare una corrente non opposta ma semplicemente alternativa), rivelarsi cinici benché amanti o amanti benché cinici, esibire un’infatuazione dal ph elevato allo scopo di esorcizzare un coinvolgimento emotivo definitivamente irreparabile. In altre parole coloro che si scrivono “ti odio” per dirsi “ti amo”, atteggiamenti insostenibili quanto (se non più) le languide dichiarazioni d’amor che certi romanticoni della vecchia scuola si ostinano a mettere in scena. E se i single hanno un alibi – quello, appunto, del loro status sentimentale – le coppie desanvalentinizzate non solo argomentano peggio di come farebbe Antonio Di Pietro per delegittimare il lodo Alfano ( robe del tipo “io non t’amo solo oggi, t’amo tutti i giorni”, come se la ricorrenza determinasse l’insorgere di un amore anziché la sua unanime celebrazione), ma forniscono alla controparte una giustificazione nella quale rifugiarsi: la facoltà, cioè, di praticare il culto di San Valentino per libero arbitrio, senza ricevere tsunami di odio e accuse di reciproco tradimento.
Certo, è vero che stasera i ristoranti si gremiranno più di corna che di cuori, ma del resto non è affar nostro, per quanto fastidiosa l’ipocrisia possa essere, ma comunque a noi estranea se riguarda raggi sentimentali che non ci competono. Premesso inoltre che lasciar crogiolare nella menzogna e nell’occultamento coppie unilateralmente inconsapevoli – per la serie alto cinismo – occorre anche specificare che un eccesso di critica potrebbe alimentare il sospetto d’invidia, ultimo peccato capitale a cui personalmente vorrei dar credito in quanto a me estraneo (paraculo?). Va da sé che in certe regioni del profondo meridione questa festività di metà febbraio è più una questione di censo che di sentimento, tesi statisticamente avvalorata alla tipologia di soggetti in prevalenza incline al festeggiamento, quella delle autoradio che esplodono di bassi e lagnanze partenopee (non sono un classista, sia lodato pimp my ride).
Comunque vada, per la gioia dei ristoratori, degli ambulanti floreali e dei venditori di Perugina, ma soprattutto in spregio alla congiuntura (fattureranno parecchio, sebbene le tre categorie appena citate rappresentino la triade dell’evasione), oggi migliaia di cervi rosei in preda a fregola si riverseranno nelle sale e lungo i viali dell’amore, per non dire dell’ormone, se non altro sottraendo share alla platea di Sanremo. A proposito: uscite subito dopo l’apertura, affidata a Luca&Paolo – fra le uniche “coppie” prive di corna e ad ogni modo meritevole di visione – ché il resto è un tripudio di disorganizzazione e melodie a basso costo, sfondo marginale della Celentana polemica (perché la polemica è il motore a trazione anteriore e posteriore del festival, e ogni anno ci caschiamo); a (doppio) proposito: all’America Madonna (gratis al Super Bowl) a noi il molleggiato (la beneficenza scagiona lui ma non il sistema dei cachet), per carità, grande artista, ma pessimo demagogo. Divagazione conclusa, liberi di amare e liberi di odiare, il problema rimane come sempre l’ostentazione.
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