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Pubblicato il: mar, feb 14th, 2012

L’OLIMPIADE DI ROMA E I CERCHI DI FUOCO

Il Consiglio dei Ministri ha bocciato la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020. Il nostro pezzo, il commento pubblicato poche ore prima dell’ufficialità della notizia, firmato dal direttore Paolo Di Caro resta a disposizione dei lettori e dei loro eventuali commenti in merito

di Paolo Di Caro – Non sappiamo cosa dirà Mario Monti sulla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020, ma possiamo provare a supporlo. Allo stato attuale escluderemmo un sostegno convinto e entusiasta, quindi resterebbero in campo due ipotesi: un “no” netto e deciso, nello stile teutonico del Presidente del Consiglio, oppure un “si” senza troppa voglia, nella speranza che Tokyo, Madrid o Istanbul facciano un solo boccone della Roma arruffona e disorganizzata.  Noi, però, ci poniamo un problema più serio: a chi servono davvero le Olimpiadi? Alla città, alla Nazione, agli Italiani? Perché dovremmo rivendicare un appuntamento mondiale se non siamo stati capaci di gestire Italia ’90, della quale rimangono solo macerie, né i Mondiali di nuoto del 2010, con i loro vergognosi strascichi giudiziari? Raccontiamoci la verità.

Le Olimpiadi servirebbe innanzitutto allo sport italiano, lo sport al netto del “circo” calcistico, quello che naviga in una crisi spaventosa, economica e gestionale, che senza la prospettiva olimpica potrebbe definitivamente chiudere bottega.

Le Olimpiadi servirebbero senz’altro all’Italia e a Roma, a patto che si impongano regole chiare al “sistema sport” e a tutto quello che vi ruota intorno. Al Presidente Monti chiederemmo il coraggio di dimostrare che si può pensare, e realizzare, un evento di tale portata in Italia senza che ad approfittarne siano soltanto faccendieri e truffatori, imprenditori senza scrupoli e piccoli arrampicatori. Un’Olimpiade che lasci infrastrutture, come nel caso di Barcellona, valorizzi l’immenso patrimonio artistico, storico e culturale italiano, rilanci la nostra immagine nel mondo.

Un’Olimpiade “commissariata”, se necessario, da chi avrebbe il compito di vigilare sulla regolarità di appalti e procedure, meccanismi di selezione, gestione delle risorse. Senza nessuna vergogna, ma solo per ribaltare l’idea che nella nostra Nazione sia impossibile crescere senza che qualcuno ne debba approfittare. Al presidente Monti segnaleremmo sommessamente che esistono già, nel mondo dello sport, realtà che funzionano, peccati veniali a parte, che gestiscono i bilanci in maniera cristallina, che per missione difendono le leggi e l’onorabilità dello Stato: pensiamo ad esempio ai gruppi sportivi militari, praticamente l’ultima fucina di talenti “puliti” che riesca ancora a competere nello scenario internazionale, ma anche alle Federazioni che abbiano dimostrato di non considerare lo sport soltanto una riserva di caccia per approfittatori.

Pensiamoci, allora. Ci pensi, caro Presidente.

E’ facile dire che oggi all’Italia serve ben altro che una kermesse sportiva costosa e impegnativa, ma sarebbe come continuare a sostenere, sbagliando, che deprimere i consumi sia l’unica soluzione per uscire dalla crisi. L’Italia ha bisogno anche di fiducia, di bellezza, di sfide: se per raggiungere questo risultato dovremo affidarci anche all’aiuto, per una volta, dei più bravi e di quelli che meritano veramente, avremmo solo fatto un ottimo servizio alla nostra Nazione.

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