CIAO BENITO…
di Alberto Spampinato – Se n’è andato. E contrariamente al suo stile, lo ha fatto in silenzio, in punta di piedi. Dopo mesi, il male che lo aveva costretto ad un letto d’ospedale lo ha sopraffatto. Ma Benito Paolone ha lottato duro, come sapeva fare solo lui.
E adesso, dopo anni di protagonismo politico nella destra catanese e nazionale e sportivo con l’Amatori Catania Rugby, si sprecheranno le parole per ricordare la sua figura. Il momento del cordoglio posato e riverente occuperà lo spazio che, molti, fino a poco tempo fa riservavano al disprezzo o allo scherno. Le frasi di circostanza si sprecheranno, e proveranno a sommergere l’irruenza che lo ha sempre contraddistinto. Perché, diciamolo, Benito era un tipo particolare, ruvido, spigoloso. E a molti non andava a genio.
Benito Paolone era un rompicoglioni, per usare una parola a lui cara. Ma con una formazione come la sua, i risultati non potevano che essere questi.
La militanza nelle formazioni della destra giovanile negli anni 50 e 60, nella Giovane Italia e nel FUAN catanese, vissuta in modo tutto suo. L’idea della conquista della piazza, la ricerca di spazi di agibilità politica in epoche in cui a quelli come lui, i fascisti, gli spazi venivano fisicamente negati. E senza tante parole, Benito quegli spazi li ha conquistati.
In una città impregnata di perbenismo borghese la sua voce roca e potente ha scosso le diverse epoche che ha attraversato. Una passione vissuta al di là delle proprie forze, un impegno profuso senza mai risparmiarsi, in ogni contesto nel quale operava. Nell’Ateneo Catanese, alla Camera dei Deputati, al Consiglio Comunale della città di Catania. Quella Catania che ha sempre amato e per la quale si è sempre speso, candidandosi a Primo cittadini, con l’unico obiettivo di far luce sulle magagne legate alla politica e all’intreccio tra interessi economici di certi potentati e amministrazione della città.
Poi lo sport, non in discipline facili, con facili guadagni e porte aperte. In una città malata di calcio, partendo dall’esperienza di giocatore nel CUS Catania Rugby, nel 1963 fonda l’Amatori Catania che riesce a guadagnarsi il rispetto di tutto il rugby nazionale. E fa da apripista a quello che sarà il florido movimento rugbystisco catanese.
E in qualunque contesto si trovasse, Benito Paolone si faceva notare. Con le urla alla Camera durante accessi dibattiti parlamentari; con l’incitamento che dagli spalti urlavi ai tuoi ragazzi in campo, con la rabbia per non essere accanto a loro, tra il fango e il sudore di quel campo di rugby che tanto hai amato.
Tante parole segnano il suo ricordo. Davvero tante. Chi lo ha conosciuto sa cosa significasse cader preda della sua foga oratoria. Mai una discussione breve, ma fiumi di parole riversate per dar sfogo alla sua incontenibile passione.
In sintesi, pochissima forma e molta sostanza condita con una rudezza che cedeva il passo ad un malcelato affetto verso chi gli stava davanti.
“Stronzo, non hai capito un cazzo…”, quante volte lo hai detto… E chi oggi si affanna a portarti un posato saluto ma magari in passato disprezzava o criticava i tuoi difetti, non aveva davvero capito un cazzo. Rompicoglioni, testardo, tenace e caparbio, passionale, irruento e determinato, irriverente e impresentabile. Ma era proprio tutto questo a renderti unico, era questo che costituiva la tua grandezza. E, come quando con foga parlavi della tua squadra, la tua Amatori, simboleggiandola con la tua mano destra che si chiudeva stretta sul pugno sinistro, oggi chi ti ha conosciuto si stringe accanto a te come quel pugno, per ricordare un’ultima volta quei tuoi discorsi diretti come un pugno nello stomaco.
Questo era Benito: o lo si amava o, se non si era capaci di guardare alla sua essenza scavalcando quel muro di passioni estreme, lo si odiava profondamente. Ma così come non riusciva ad essere indifferente nei confronti della sua città, di certo non era in grado di passare inosservato o nell’indifferenza degli altri.
Con le sue mille battaglie, su tutti i campi, con il cuore sempre una spanna avanti alla ragione… ciao Benito!
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