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Pubblicato il: dom, gen 22nd, 2012

LA RIVOLTA SI SPEGNE, I FORCONI PUNTANO ROMA. MA COSA SI LASCIANO ALLE SPALLE IN SICILIA?

di Chris Grasso – Era inevitabile, ed anche intelligente. I Forconi sciolgono le catene e permettono alla Sicilia di prendere qualche boccata d’ossigeno. La minaccia di proseguire per altri sette giorni aveva gettato un’intera regione nello sconforto, col rischio di trasformare il consenso per le ragioni della protesta in rabbia per le enormi difficoltà da affrontare nel quotidiano. Questa notte le pompe di benzina dell’isola sono state prese d’assalto, è bastato avvistare un tir con il marchio di un qualsiasi carburante per creare file enormi dinanzi ai distributori, per scatenare il caos documentato dalle foto in giro per il web.

Da oggi si tornerà alla normalità, l’annuncio arriva poco prima dell’alba: “Sospendiamo la protesta qui in Sicilia, sebbene i presidi continueranno e non escludiamo nuove forme di manifestazione sull’isola. Ma adesso spostiamo il piano d’azione a Roma”. Così Mariano Ferro, leader del movimento.
“Non possiamo arrivare allo scontro con i siciliani – ha aggiunto Ferro -, già provati da una situazione economica e sociale tanto difficile. In queste ore ci stiamo organizzando per trasferire la nostra protesta a Roma”. I presidi di cui si parla sono quelli ancora attivi fra Caltanissetta e Porto Empledoche, dove i tir non accennano a sgombrare.

Tutti nella capitale quindi per una seconda fase della protesta, ma cosa si lascia alle spalle quella appena conclusa? A parte il disagio, le difficoltà e qualche momento di tensione, praticamente nulla. Diciamolo francamente: la rivolta è fallita, per tante ragioni. Le maggiori responsabilità sono proprio dei manifestanti, mettere il cappio soltanto alla Sicilia non ha fatto altro che aumentarne i problemi e mettere ancora più in ginocchio la regione.

Ma grandi responsabilità (o meriti, in base ai punti di osservazione) sono da assegnare ai mezzi d’informazione: assenti per l’intera settimana. Uno spazio come quinto o sesto servizio sui tg nazionali, dopo la miriade di notizie inutili sul comandante Schettino, nessuno spazio negli approfondimenti e poi il capolavoro. Otto e mezzo di La 7 condotto da Lilli Gruber che venerdì sera ospita Monti. A precisa domanda sulla rivolta siciliana il presidente del consiglio risponde così: “Intanto non credo si possa parlare di rivolta. Ne parlerò in settimana con Lombardo”. Stop, questione liquidata e nessuna replica da chi conduce.

Ora provate ad immaginare se ci fosse stato in carica il governo Berlusconi, si tratta di un esperimento molto interessante. Non si sarebbero contate le ore di diretta, le aperture dei notiziari, l’inchiostro utilizzato dalla carta stampata. Vergogna per una categoria asservita alle logiche dei partiti e del potere. Dov’è l’ordine dei giornalisti? Dov’è il garante della comunicazione? Dove si trovano tutti gli accusatori di Minzoilini? Tutti zitti, parla Monti, solo lui.

Ora ci si spinge oltre i confini regionali dove la verrà stritolata da una dimensione troppo più grande della protesta stessa, che ormai ha esaurito il proprio slancio. Fra poche settimane tutti si saranno dimenticati dei Forconi e del perchè di una rivolta giusta, ma gestita male. Forse un’occasione fallita.

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