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Pubblicato il: gio, gen 19th, 2012

DALLA CROCIERA ALLA CROCE: CAPITAN SCHETTINO E L’EQUIPAGGIO D’ITALIA

di Alex Minissale – Non mi resta che constatare l’indifendibilità perentoria sua ma anche vostra, esaltati creativi che ogni occasione è buona per mettere in scena lo humour tipicamente italiota: ciò di cui non vi accorgete è che denigrando il singolo – per quanto meritevole di denigrazione – minimizzate la tragedia dei più, e l’ultima cosa di cui i superstiti hanno bisogno è esser cavalcati.  Passi la sua non-dignità spiattellata a grande share nell’edizione delle tredici e in quella delle venti, negli approfondimenti pomeridiani e nelle speculazioni da seconda serata; passi il vadaabordocazzo che ha dilettato i nostri pomeriggi vuoti e stimolato il microblogging di chi non aveva nulla di meglio fare; e passi il microfono on the road sotto le labbra di chi piange ancora, il turismo dell’orrore e l’assalto internazionale al luogo del delitto (del relitto?).

Ma il manicheismo puerile per il quale “sul piedistallo l’eroe e agli inferi il cattivo” corrisponde ignobilmente a un giacobinoismo forse cromosomico o forse apparente, ma comunque concreto, comunque deprecabile. Non è una questione di diritto, è una questione di socialità: ogni tragedia strumentalizzata per affilare i vostri forconi verbali – mentre i forconi, quelli veri, si agitano per le sicule strade – e urlare a gran voce i vostri “crucifige” plebei, infliggere i vostri ergastoli fai da te e godere del riflusso di auto-autostima che inevitabilmente ne deriva. “Io condanno!”, proclamate dalle vostre tastiere, e dunque? Non è forse dovere morale prender le distanze da un comandante fuggiasco, o magari siete convinti che nel silenzio la disapprovazione non si realizzi? Dunque, share it!, twitta!, ché almeno nello sdegno l’Italia s’è unita: non c’è pena di morte, ma c’è pena di mortificazione.

Un tempo, lontani dalla catarsi-social, le nostre demonizzazioni rimanevano sigillate entro le mura domestiche (o al limite chiuse dentro il fragore di un bar) ma mai – veicolate come oggi fra i binari anarchici della rete – si coagulavano in una crocifissione unanime che moltiplica il livore e, peggio, istilla quantità industriali di odio, rischiando la legittimazione di qualche psicolabile che forte del popolar supplizio potrebbe re-inventarsi giustiziere. Perché poi non è una questione di provincia, se anche editorialisti e comici si sono dilettati a istituire paralleli con Berlusconi, godendosela con la nave-Italia che affonda (metafora consumata) e la sottostima di chi è al comando: l’ossessione permane ancora, finisce Berlusconi ma non l’antiberlusconismo.

Ad ogni modo, carissimi, tre gradi di giudizio per Capitan Schettino (innocentisti e forcaioli dateci dentro), e stasera De Falco a Porta a Porta. Non ve l’aspettavate, eh?

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