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Pubblicato il: mer, gen 18th, 2012

LA SICILIA INSORGE, I FORCONI ACCENDONO LA MICCIA

di Chris Grasso - Protesta spontanea o politica? Movimento di cittadini arrabbiati o azione calcolata di pura antipolitica? Cosa c’è dietro ai Forconi, chi c’è dietro ai Forconi? Una domanda da giornalisti, da rompipalle, ce ne rendiamo conto, ma forse anche doverosa. La Sicilia è in ginocchio, bloccata dalla manifestazione promessa e confermata che si chiuderà venerdì prossimo. La benzina sta finendo, in alcuni casi è già finita, i tir sono fermi e non possono consegnare le merci, i danni sono notevoli come i disagi. I siciliani però non protestano, anzi si schierano con questi moti del ventunesimo secolo e chiedono ai manifestanti di andare avanti. Troppi anni passati ad inghiottire bocconi amari, umiliazioni e disagi; che qualcuno abbia deciso di dire basta non può che essere una buona notizia.

“Siamo nati per legittima difesa”, afferma Franco Calderone al nostro telefono, “la gente riesce più a mangiare e la politica se ne frega”. Si dichiarano apartitici e forse lo sono davvero, ma chissà per quanto? La massa che si muove può ingolosire chi ci vede possibilità di ottenere voti ed allora, solo allora si comprenderà la purezza di questo movimento.

Intanto però è pazzesco che i media nazionali snobbino così clamorosamente un evento di tale portata. Le immagini parlano di file interminabili, di tanta gente in piazza, come si fa ad ignorare una cosa del genere? “Saranno distratti – prosegue Calderone – voglio pensare questo, altrimenti dovrei dire che sono schiavi dei poteri forti”.

Il silenzio dei media crea anche parecchia confusione. Questo sollevamento popolare non nasce solo per i prezzi dei carburanti, al contrario di quanto si dice in giro. I Forconi protestano anche per la grave situazione delle aziende agricole siciliane e per la pesca abbandonata a se stessa. “Abbiamo provato a parlare con il presidente Lombardo, ma nei 15 minuti concessi ci ha solo detto di non poter fare nulla. Sono anni che chiediamo aiuto, che proponiamo istanze e soluzioni, senza ricevere risposte adeguate, ed il più delle volte imbarazzanti silenzi”.

Una battaglia, quella dei Forconi siciliani, che passa dalle critiche ad Equitalia definita da Calderone “una società di usura autorizzata”, alla difficoltà per le aziende dell’isola di ottenere un finanziamento per sostenere le aziende, evitando in tal modo licenziamenti e fallimenti. La miccia è stata accesa, ignorarla non servirà a placare gli animi perché in Sicilia la misura è ormai colma. Ci si trova dinanzi al baratro, senza la possibilità di tornare indietro. La storia si ripeterà, pare infatti che sia in programma l’occupazione delle pompe di benzina, già a secco per il mancato arrivo di carburante e quindi destinate a settimane molto complesse.

La logica ci impone di andare coi piedi di piombo, almeno fin quando non si rivelerà chi sta davvero dietro ai Forconi, chi regge le redini e manovra il carro, insomma chi finanzia economicamente e filosoficamente il movimento. Questo ci impone la logica, ma la logica non è tutto. Chi oggi ha deciso di dire basta, di spezzare le catene che hanno messo in ginocchio la Sicilia, merita di essere seguito con interesse e curiosità. Il popolo, invece, la sua decisione pare averla presa: è sceso in piazza. Forse non sono ancora la maggioranza della popolazione, ma cresceranno in proporzione al disagio vissuto ed alla rabbia presente in corpo.

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