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Pubblicato il: mar, dic 20th, 2011

ITALIA NELLA MORSA DI EUROPA E GERMANIA. SI RISCHIANO MANOVRE DA 45 MILIARDI L’ANNO

Occhio all’Europa. Ieri la teleconferenza dei ministri finanziari della Ue ha visto un altro strappo da parte della Gran Bretagna: non partecipera’ al finanziamento straordinario del Fondo monetario internazionale, che quindi resta per ora limitato ai soli paesi dalla zona euro. I 200 miliardi previsti si ridurranno quindi a 150, e l‘Italia contribuira’ con 23,48 miliardi, terza dietro Germania e Francia. Nel frattempo Mario Draghi ha ripetuto per l’ennesima volta che la Bce non potra’ proseguire a tempo indeterminato con l’acquisto di Btp e Bonos spagnoli, mentre il governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, si e’ allineato alla linea rigorista sostenuta finora dalla Germania. Ma queste potrebbero essere solo schermaglie preliminari in vista dei prossimi summit nei quali si dovra’ discutere del “fiscal compact”, il nuovo patto di bilancio rafforzato uscito dal vertice dell’8 e 9 dicembre.

Al suo interno ci sono due clausole, una delle quali potrebbe risultare devastante per noi. La prima e’ l’obbligo dei paesi euro al pareggio di bilancio (identificato in un deficit non superiore allo 0,5 per cento del Pil), da inserire anche in Costituzione. L’Italia ha gia’ intrapreso questa strada con la blindatura operata da Mario Monti. La clausola capestro e’ la seconda, che invece riguarda il debito. Riprendendo quanto previsto dal trattato di Maastricht, la Germania sta forzando la mano per rendere obbligatorio e automatico il rientro dall’indebitamento per la quota eccedente il 60 per cento del Pil. La tabella di marcia prevede una riduzione di un ventesimo l’anno della parte superiore, pena altre sanzioni.

L’Italia ha un debito del 120 per cento del Pil, che potrebbe addirittura peggiorare con gli effetti recessivi della manovra (cioe’ perche’ si riduce il numeratore). Il debito e’ di 1.900 miliardi di euro: per dimezzarlo deve quindi rientrare di 950. Al ritmo di un ventesimo l’anno si dovrebbero attuare manovre di 45-50 miliardi l’anno a partire dal 2013.L’importo si ridurrebbe man mano che, ridimensionandosi il debito, calerebbero anche gli interessi: ma e’ evidente che per i prossimi anni gli effetti sarebbero devastanti per un paese gia’ in recessione come il nostro. In realta’ questo impegno c’e’ sempre stato, ma finora richiedeva la verifica dell’unanimita’ dei paesi dell’eurozona, ed anche della Ue. Con il trattato di Lisbona del dicembre 2007 si e’ deciso di procedere anche senza unanimita’, forse senza comprendere (almeno da parte italiana) le possibili conseguenze future. Rischiamo di scontarle adesso e in maniera molto brusca. La Germania procede a tappe forzate: dopo il “fiscal compact” ha ottenuto che tra i 17 paesi dell’euro si possa anche decidere con la maggioranza qualificata di 9 voti contro 8.

Mentre non molla di un centimetro sui poteri da attribuire alla Bce, ne’ sul rafforzamento del fondo salva-stati. Tutto si decidera’ nelle prossime settimane: a marzo il nuovo patto dovra’ divenire operativo. E dall’anno dopo si rischia di dover affrontare una ventina d’anni di manovre dure ed automatiche. Naturalmente l’Italia deve ridurre il proprio debito, possibilmente agendo dall’interno, cioe’ tagliando la spesa e soprattutto gli sprechi. E agendo sull’avanzo primario, cioe’ la differenza tra entrate e uscite al netto degli interessi: ma questa valvola di sicurezza rischia a sua volta di ridursi a causa dello spread e del rendimento abnorme dei nostri titoli. Mario Monti, forte delle sue credenziali europee, deve quindi fare cio’ che fanno tutti gli altri governanti: difendere l’interesse nazionale.

Facendo valere tre argomenti molto concreti. Il primo e’ appunto il rigore italiano sul deficit, un parametro sul quale oggi siamo piu’ virtuosi di tutti gli altri partner, Germania esclusa ma assai piu’ della Francia. Il secondo argomento e’ la famosa sostenibilita’ del nostro debito pubblico in base al patrimonio e al risparmio privato. Il terzo e’ la situazione di eccezionale contingenza internazionale determinato da una recessione che non e’ solo italiana, ma quanto meno europea. Tutte attenuanti e variabili previsti dagli accordi e dai trattati europei. La credibilita’ serve anche a questo. Diversamente saranno dolori. (ilvelino.it)

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