LA BIT GENERATION
di Salvo Cavallaro – Per la nuova generazione “telematica” è stato coniato un termine identificativo di “bit-generation”, il nome richiama ovviamente quello usato negli anni cinquanta-sessanta quando si parlava invece di “beat-generation”, indicando con questo nome una generazione caratterizzata dalla voglia di cambiamento, dal desiderio di vivere “on the road”, al di fuori degli schemi e dalle convenzioni borghesi.
La Beat generation fu un movimento artistico, poetico e letterario sviluppatosi dal secondo dopoguerra negli Stati Uniti e da lì diffusosi a livello planetario. I grandi rappresentanti di quella generazione furono: Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso, Neal Cassady, Norman Mailer.
Il termine beat venne usato per la prima volta da Jack Kerouac nel 1947, anche se la prima affermazione pubblica avvenne nel 1952, anno in cui venne pubblicato Go di John Clellon Holmes, che viene considerato il primo racconto beat, e sul New York Times Magazin appare nel novembre 1952 l’articolo This is the Beat Generation .
Beat viene tradotto con molteplici significati già in inglese, ed in italiano è tradotto e spiegato in varie accezioni. Beat come beatitudine, la salvezza ascetica ed estatica dello spiritualismo Zen, ma anche il misticismo indotto dalle droghe più svariate, dall’alcol, dall’incontro carnale e frenetico, dal parlare incessantemente. Beat come battuto, sconfitto in partenza. Quella sconfitta inevitabile che viene dalla società, dalle sue costrizioni, dagli schemi imposti. Beat come richiamo alla vita libera e alla consapevolezza dell’istante. Beat come ribellione. Beat come battito. Beat come ritmo.
Oggi invece si usa il temine omofono “bit-generation” per segnalare il fatto che i giovani di oggi vivono pienamente la dimensione telematica come connaturata alla loro stessa esistenza.
I ragazzi oggi imparano sin da piccoli a giocare ai videogame e ad utilizzare il computer. Poi consultano internet per fare le proprie ricerche, si iscrivono alle chat, leggono e partecipano ai forum, il tutto con una dimestichezza di gran lunga superiore ad un adulto che magari impara queste cose a fatica. I guru di questa generation sono Steve Jobs, Mark Zuckerberg, Bill Gates, che hanno cambiato radicalmente il mondo di pensare il computer, la tecnologia e la vita stessa.
I giovani spesso prendono le loro informazioni su blog, sui siti e sui social network. La condivisione è un aspetto fondamentale della bit-generation, anche se qualcuno ha accusato in passato le nuove generazioni di rimanere troppo tempo dietro ad uno schermo ad oziare, si è dovuto ricredere ultimamente, perché le maggiori proteste politico-sociali che si sono avute in giro per il mondo sono nate dal tam-tam sui social network. La bit-generation ha dimostrato anche di saper scendere in strada e lottare per quello che pensa.
Dagli indignatos spagnoli al popolo viola in Italia, dalla protesta verde in Iran a quella arancione in Ucraina sono tutte nate sui social network e poi si sono diffuse nelle strade, così come altre manifestazioni che hanno riguardato gli Stati Uniti, l’Egitto, il Marocco, il Libano.
Ma la bit generation si sta evolvendo in i-generation, ovvero una generazione che fa uso di i-phone, i-pad e i-pod, che riescono con particolari applicazioni ad interagire in maniera ancora più pregnante, così da potersi considerare al momento una casta diversa e più evoluta all’interno della bit-generation.
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