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Pubblicato il: mar, dic 6th, 2011

MIDNIGHT IN PARIS, UN INTONATO INNO AL PRESENTISMO

di Pietro Forestiere - Il Woody Allen dell’ultimo lustro, regista e sceneggiatore ma non più interprete dei propri film, sembra cimentarsi nella ricerca di un erede, anagraficamente più giovane e capace dello stesso sarcasmo nell’eloquio nonché della ossessività compulsiva propri dei suoi protagonisti. Al primo tentativo con Basta che funzioni ha proposto il navigato Larry David. Quasi un suo clone, con una rappresentazione se possibile ancor più burbera. Con questo Midnight in Paris propone l’educato biondo Owen Wilson, maestro nella resa della comicità demenziale, studente per quanto riguarda la commedia raffinata scritta da Allen. Ad affiancarlo l’affascinante Rachel McAdams, non ancora una stella, ma che con Wilson ha già duettato nel riuscito 2 single a nozze e che con l’entusiasmante Sherlock Holmes di Guy Ritchie ha acquisito dignità di attrice di rango. Quest’ultimo lavoro parigino di Allen è la terza pellicola con dedica alle città d’Europa, dopo la Barcellona di Vicky Cristina Barcelona e la Londra di Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni.

Il film si apre con l’omaggio ad una Parigi piovosa, richiamato ad arte in conclusione, in cui il regista compie un facile esercizio di stile. Poi si delinea la trama, avara di complicazioni. Gil (Owen Wilson), benestante sceneggiatore hollywoodiano con romantiche ambizioni da romanziere, e Inez (Rachel McAdams), fidanzata frigida e cinica, si trovano in vacanza prematrimoniale a Parigi. La verve artistica di Gil viene turbata e quotidianamente prosciugata dalla presenza degli invadenti genitori di lei. Poi, paradossalmente liberatoria, l’irruzione nelle loro giornate di un’altra coppia, di cui l’uomo saccente e pedante catalizza le attenzioni di Inez. Quindi a far da contraltare alle giornate tanto assolate quanto noiosamente ordinarie, la sorpresa di ciò che la mezzanotte parigina può riservare a chi è in cerca di ispirazione. Gil, solitario passeggiatore, si ritroverà trasportato ogni notte, con una modalità tra l’onirico e il sortilegio, nella Parigi degli anni Venti. Insomma vivrà ogni notte nel luogo e nel tempo che decanta da sempre, crocevia dei movimenti letterari ed artistici europei da lui ammirati, conversando con Hemingway e Dalì (comparsata di un Adrien Brody sorprendente comico) o ballando con i Fitzgerald. Ma sarà la fiamma di Picasso ed Hemingway, con un’interpretazione da femme fatale dell’ottima Marion Cotillard, a fornirgli spunto di autocritica.

Insomma fuggire il presente è soluzione comune agli artisti e non solo. Riporre nel passato i propri giudizi più entusiasti e gli slanci di creatività non può che tramutarsi presto in una effimera giustificazione. Infatti ogni uomo dovrà misurarsi con la realtà del presente e le azioni che esso richiede. Woody Allen in questo Midnight in Paris, che è senza dubbio uno dei suoi film meglio orchestrati, incoraggia l’evasione, la fame di conoscenza e ancor meglio di cultura. Ma poi riporta tutti indietro, invitando a tradurre il sapere acquisito nella forza necessaria a determinare con concretezza la propria quotidianità.

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