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Pubblicato il: mar, dic 6th, 2011

IL SEMPITERNO FIORELLO, IL DELUDENTE BENIGNI

di Alex Minissale – Nulla è più forte di un pregiudizio, sia esso positivo, sia esso negativo.

Comincio la stesura all 1.08: poco meno di un’ora fa Fiorello ha ultimato la sua apoteosi, speriamo non ultima, e mille elogi vorrei tessergli, fiumi di encomi nei quali gli direi che è l’orgoglio siciliano prima che italiano, che è il migliore perché sincero, perché immune dalle aspettative, perché simile alla sua platea. Tant’è, e mi dispiace sprecare parole contro qualcuno in sfavore di parole pro qualcun’altro, ma Benigni l’ha combinata, e la stanno combinando i beoti che in queste ore lo santificano; allora la demistificazione diventa obbligo e al diavolo l’entusiasmo.

Perché gli allori che riconosco a Roberto Benigni non mi possono imporre l’adorazione acritica, perché io voglio riconoscerlo che mentre Checco Zalone imita da pelle d’oca un Saviano già imitato da Luca&Paolo (i tre, nel complesso, avventuratisi nella presa in giro più coraggiosa mai vista, considerato che Saviano – reporter del quale ho letto e apprezzato ogni singolo rigo, sia chiaro – era ed è ad oggi avvolto da un’aura di sacralità quasi impenetrabile, che renderebbe impopolare qualsiasi sfottò, eppure ce l’hanno fatta), voglio riconoscerlo che mentre Fiorello impavido e altresì coraggiosissimo innova il monologhismo italiota inserendo il costume al posto della politica, rivolgendosi a un target il più delle volte non suo – vedasi imitazione di Edward Cullen, personaggio sconosciuto per la fascia over 40 che pure è corposa fra gli spettatori – rischiando di cadere nella banalità più oscena ed essere masticato dalle penne dei critici (chi altri poteva permettersi di attenzionare così tanto il tema “sedere enorme della Merkel”?Chiunque, di converso a lui che ha fatto la figura del mito, avrebbe fatto la figura del gonzo assoluto), mentre persino Crozza rivoluziona e apporta qualità al repertorio, Benigni, carissimi, Benigni, come il peggior animatore da villaggio turistico che ci sia nel mediterraneo, permane nella scontatezza più becera, parla ancora di un Berlusconi già scaduto – come lui forse mai auspicava, visto che ne dipende – galvanizzando la solita platea di ossessionati a tempo indeterminato, che si permettono di ergerlo sopra Fiorello, che lo chiamano maestro come solo fanno con quell’altro geniaccio di Battiato, che tirano fuori il solito Montanelli e la solita feccia che è l’Italia berlusconiana. Ma – per dirla alla Bersani – siamo pazzi? Ma siete talmente accecati da questo anti-berlusconismo cronico e attivo a lungo termine di non riconoscere la bassa qualità di uno, Roberto Benigni, che l’unica innovazione apportata sul palco l’ha in realtà imporata da Fiorello stesso, scimmiottandolo esplicitamente quanto a lessico giovanile?

Intervistando un comico di punta catanese, ho riscoperto la definizione di arte come scienza imperfetta: muovendomi sul binario della metafora, asserisco che mentre il resto dei comici è già ben oltre la relatività ristretta, Benigni è fermo alla rivoluzione copernicana, sicuro che nulla possa smentirlo, senza il coraggio di rischiare di errare pur di non restare ancorato alla solita manfrina da bar sport che, almeno, gli assicura le coscienze e le risate di quattro livorosi post mortem. È decaduto un comico, signore e signori, e c’è da esserne tristi, nella misura in cui c’è da esserlo constatando che è decaduto anche quel Pippo Baudo che oggi (ieri, ormai) ha straparlato, che all’età che ha non ha ancora capito che non è più cosa sua, che ad oggi cade in depressione perché a 76 anni non ha neppure una conduzione, alla faccia del “lasciamospazioaigiovani”. Giovanotti, nel frattempo, ha trionfato, e non poteva che farlo visto che è stato determinante (indirettamente) nella stessa genesi del programma. Una sola certezza, anti-berlusconiani, siete patetico-patologici; una sola certezza, aberlusconiani: menomale che Fiore c’è.

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  1. Alex Minissale scrive:

    *Jovanotti

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