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Pubblicato il: gio, nov 17th, 2011

IL GOVERNO BERLUSCONI ALZAVA LO SPREAD? BALLE!

Il problema non era il nostro governo

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di Il Mattinale – La frottola per cui l’Italia sarebbe stata la “grande malata” d’Europa, e la permanenza di Silvio Berlusconi a palazzo Chigi avrebbe provocato l’impennata degli spread, è durata lo spazio di pochi giorni. Alla stessa maniera si sta rivelando sempre più vera la tesi enunciata da Berlusconi nel suo discorso di saluto: il vero guaio dell’Europa è l’assenza di una banca centrale quale “prestatore di ultima istanza”. Ora lo affermano premi nobel come Paul Krugman, commentatori e giornali non berlusconiani come Martin Wolf, il Financial Times, il Wall Street Journal, il New York Times.

 
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Cominciamo dal primo punto. L’effetto Monti ha inciso sullo spread dell’Italia in misura minima: siamo ancora oltre i 500 punti, e non lo diciamo con soddisfazione. Le dimissioni dell’ex premier non valevano affatto i “cento, duecento punti” che illustri banchieri ed esponenti della sinistra profetizzavano. Nel frattempo nel mirino è entrata mani e piedi la Francia, Parigi sta superando i 200 punti di spread. In pochi mesi ha quintuplicato il differenziale con la Germania: ora si trova oltre il punto dove noi eravamo appena a giugno scorso. La Francia, e non l’Italia si è trasformata nel problema e nella malattia europea: se perde la tripla A crolla l’intera impalcatura europea perché non può più garantire il fondo salva stati. E Berlusconi non c’entrava nulla con lo spread, a meno che non si voglia dire che anche Sarkozy è ora il massimo responsabile dello spread francese.

Troppa propaganda a buon mercato. Se si vuole essere seri occorre smettere di puntare l’indice di volta in volta contro i singoli paesi, contro i singoli governi che non siano quello di Angela Merkel. Di stati che hanno truccato i conti ce n’è stato uno solo, la Grecia. Tutti gli altri hanno preso misure di austerity, e le più incisive sono proprio quelle dell’Italia. La vera defaillance è esattamente il ruolo della Bce. Non per colpa di Mario Draghi, ci mancherebbe, ma perché le regole imposte dai tedeschi le impediscono di essere come tutte le altre banche centrali, dalla Fed americana alla Boe inglese: non può garantire la moneta di cui è custode. Citiamo il New York Times: “La Bce, rifiutandosi di offrire all’Italia e ad altri lo stesso servizio reso alle banche renane sta di fatto provocando una crisi di liquidità per tutto l’euro. Un misero fallimento”.

L’euro crollerà trascinando con sé l’intero occidente se la Bce non si farà ‘Lender of last resort’, prestatore e garante di ultima istanza”scrive il Wall Street Journal. E perfino in Germania l’Handelsblatt, il giornale dell’establishment finanziario, si è fatto interprete di questa linea in un duro editoriale dell’11 novembre: “È in gioco la sopravvivenza dell’euro», ha spiegato Thomas Mayer, capo economista della Deutsche Bank, “e a questo punto solo la Bce è nelle condizioni di portare un aiuto decisivo”.

Aiuto decisivo, sia chiaro, non all’Italia o a questo o quel premier, ma all’euro e all’Europa intera. Una domanda: perché questo dibattito che tiene banco all’estero non si riflette sulla stampa e sui talk show di sinistra italiani, che pure hanno il culto di “ciò che dicono i giornali stranieri”?

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