SILVIO E’ L’ORA DI RIBALTARE IL TAVOLO!
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In questi ultimi giorni la schiera di malpancisti, golpisti e traditori s’è ulteriormente irrobustita di gente poco onorevole e assai legata agli interessi personali. Mentre il Capo del Governo si barcamenava tra miliardi di difficoltà al G20 di Cannes, nell’intento di presentare al mondo un’Italia capace di uscire indenne dalla crisi finanziaria, un manipolo di politicanti nostrani, incuranti delle conseguenze per la Nazione, ha cercato di sovvertire i criteri numerici preesistenti in Parlamento e affossare chi ha dato loro la possibilità di entrarvi, con buona pace dell’elettorato.
Una escalation d’intenti e motivazioni il cui obiettivo è ormai arci-noto: destituire con qualsiasi mercantaggio Silvio Berlusconi, evitando magari le elezioni, e salvaguardare, per quanto sia possibile, la propria posizione di rendita. Il Parlamento italiano s’è piegato alle logiche opportunistiche e di bottega, interessandosi esclusivamente della propria sussistenza. In preda ad un raptus poltronistico s’è smarrito nei meandri della polemica strumentale,perdendo il contatto con la realtà nazionale e le molteplici problematicità inerenti principalmente le questioni economiche.
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È palese, ancor più dopo questo mancato ribaltone, che non vi sono più le condizioni politiche e morali per proseguire la legislatura. Sono venuti meno, ed ormai pare evidente anche ai bambini, i criteri di maggioranza politica degna e dignitosa. Con questi codardi non c’è più alcuna possibilità di dialogo, meglio mandarli all’inferno. Quello elettorale, s’intende. E poi vedremo, nel caso specifico, chi avrà la forza di rialzarsi. Fatti loro!
Tuttavia comprendiamo che l’era Berlusconi non può, nè deve, concludersi in questo modo. Per oltre tre lustri ci siamo emozionati con l’idea di cambiare l’Italia. Il margine di manovra ormai è risicato ma persiste ancora. Una piccola fiammella di speranza dà ancora adìto alle nostre voglie di riscatto.
Ed è proprio per questi motivi che è giunta l’ora di ribaltare il tavolo, e che Silvio ritorni a fare Berlusconi. Farsi ancora logorare significa, in fatti concreti, affossare le prospettive dell’Italia. Il coraggio dovrà prevalere, senza alcun timore bisogna decidere.
E allora l’unica ricetta per stroncare i sogni di gloria di questo coacervo indisciplinato e allo stesso tempo di rilanciare l’Italia, è la seguente: Berlusconi annunci il suo abbandono entro febbraio 2012, così da votare entro giugno; Successivamente presenti al Parlamento un mini programma di Riforme da votare ad horas: dimezzamento dei parlamentari; abolizione del vitalizio di fine legislatura; abolizione dei privilegi extra-parlamentari; riduzione del 50% delle auto di rappresentanza (anche per gli Enti regionali); riduzione del 50% dei rimborsi elettorali; riduzione del 35% dei compensi per senatori e deputati; dimezzamento del numero di assistenti e riduzione del 40% dello stipendio (anche per gli Enti regionali); Abolizione delle Provincie e delle Comunità Montante; Riduzione del 40% degli stipendi per Assessori e Consiglieri regionali; Reintroduzione delle preferenze nell’attuale sistema elettorale.
A questo punto della storia, vedremo chi persegue gli interressi nazionali e chi invece è esclusivamente interessato alla sua comoda “cadrega”. Nessuno potrà tirarsi indietro, il Popolo Sovrano sarà attento spettatore. Nemmeno i Bersani, i Vendola o i Di Pietro di turno potranno fingere: sarà l’ora della verità. I Casini, i Rutelli e i Fini dovranno uscire allo scoperto, e per loro sarà un bel guaio. Il PDL avrà il peso d’essere governo e non potrà sbagliare, così come la Lega Nord di Umbertone Bossi.
In un solo colpo, il Cavaliere potrebbe impallinare una intera classe politica. Spalle al muro, vedremo come reagiranno. Al termine della quale, Berlusconi parlerà agli italiani e dirà tutta la verità. Magari sconfessando le tante balle circolate sul suo conto e mettendo un freno a questo aberrante decadimento culturale. Abbiamo apprezzato e votato Berlusconi in particolar modo per il coraggio, ancora una volta ci dia la giusta dimostrazione. Nel panorama nazionale è l’unico in trincea che non vive di rendita politica, ne faccia tesoro e vada avanti. Né uscirà trionfatore, lasciando nella storia d’Italia un segno indelebile. Diversamente fallirà il suo progetto, cadendo rovinosamente sulle scivolose banane lasciate in Parlamento da una oligarghia di scimmie intente a farlo fuori.
Evitatemi il solito logorroico riferimento costituzionale, piaccia o meno non c’è altra alternativa…










