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Pubblicato il: gio, ott 27th, 2011

JACQUES BRUNEL PER RILANCIARE IL RUGBY ITALIANO

di Dario Liotta

All’ indomani della coppa del mondo di rugby appena conclusasi in Nuova Zelanda, l’Italia ovale si guarda allo specchio e cerca di fare un esame di coscienza. La riflessione “quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo” sembra riassumere completamente l’ultima apparizione al mondiale degli azzurri. Una formazione che lotta da anni per conquistarsi un posto di prestigio nel cuore degli italiani e nel ranking mondiale, non può regalarci prestazioni come quella vista il 02 ottobre a Dunedin. Umiliante per manifesta inferiorità, resa ancora più offensiva dalle scaramucce tra i nostri giocatori, segnalate nei giorni immediatamente precedenti al match decisivo, che potrebbero aver incrinato gli equilibri, fondamentali in una squadra di rugby. Ombre e dubbi che hanno trascinato Parisse e compagni in una spirale di critiche, nocive per un ambiente poco abituato a questo tipo di ribalta. Nel contesto vanno inserite anche le precedenti critiche ad una federazione poco accorta nel comunicare il cambio alla guida tecnica della nazionale mesi prima del mondiale.

Sicuramente sintomi di un movimento sorpreso dalla forte ascesa, che stenta a riorganizzare le idee e che sembra intestardirsi su posizioni conservatrici piuttosto che progettare soluzioni atte a coordinare un numero sempre crescente di tesserati. Sicuramente l’Accademia del rugby è stata un’ottima soluzione per poter coltivare giovani talenti, ma la visione del movimento deve estendersi a tutta la nazione. Mallett è stato un grande promotore delle franchigie, soluzione stile irlandese, utile a preselezionare i giocatori che potrebbero indossare la storica maglia azzurra, da nord a sud, isole comprese. Per capirci meglio, la funzione delle franchigie è quella di creare due squadre (centro-nord e centro-sud), costituite dai migliori giocatori dei club presenti all’interno della suddivisione territoriale studiata dalla federazione. Due squadre (o franchigie) da schierare nelle coppe europee per tentare di non sfigurare come ogni anno. Da qui, si potrebbe attingere per rimpinguare le fila di una nazionale colma di “senatori” e con poche leve! Questo progetto, associato all’accademia ed alla costante partecipazione in Celitc League da parte di Aironi Viadana e Benetton Treviso, potrebbe portare ad un’equa e più omogenea visione del rugby italiano, provando a far crescere i giovani rugbisti in ambienti di altissimo livello. Ma, come spesso accade,  forti pressioni politico economiche, ostacolano scelte fondamentali per la nuova era. Speriamo qualcosa cambi…

Intanto, arriva in Italia il nuovo commissario tecnico.  Jacques Brunel, francese di Courrensan, si presenta portando in dote due Challenge Cup (Colomiers e Pau), l’esperienza come collaboratore
(tecnico degli avanti) di Laporte fino al mondiale del 2007 (la Francia che eliminò gli all blacks ai quarti) ed una vittoria nel Top14 con il Perpignan. Guiderà la nostra nazionale per quattro anni, fino al mondiale britannico del 2015. Dondi (presidente della F.I.R.) ha accolto il nuovo tecnico con grande entusiasmo sottolineando l’esemplare conquista del Top14 con una formazione lontana dai grandi palcoscenici da ben 54 anni. Dal canto suo, Brunel, ha subito svelato i suoi obiettivi, forse un po’ troppo ambiziosi (ma va bene così): vittoria nel 6Nazioni e passaggio ai quarti nei prossimi mondiali. Nell’intervista rilasciata a Sky, si dice intenzionato a continuare la battaglia iniziata da Mallett per la formazione delle franchigie e non risparmia elogi ad una nazionale molto competitiva, a cui manca quel qualcosa in più per diventare una grande nazionale. Vuole accertarsi personalmente dello stato di forma degl’ultimi convocati e visionare quante più partite dei massimi campionati nazionali, come il Top10 e la serie A, per rendersi conto delle potenzialità di “giovani inesplorati”. Tecnico molto quadrato, umile, stratega di vecchio stampo, tende ad applicare un gioco fiero, fisico e veloce alla mano, incentrato sull’equilibrio fra i reparti e fra le varie fasi di gioco, sulle mischie chiuse e sulla mobilità del gioco. Ma, innanzi tutto, Brunel dovrà trovare da subito la soluzione a problemi annosi come inventare l’intera mediana, riorganizzare il pacchetto di mischia e trovare un calciatore. Problemucci da niente!!

Insomma, sembra essersi immerso completamente nel ruolo e restituisce all’Italia un senso di tranquillità tipica dei tecnici transalpini. Non dimentichiamoci che, la nazionale azzurra, ha sempre espresso il massimo proprio quando al timone vi erano tecnici francesi. Con Villeprux abbiamo trovato la compattezza e la solidità, con  Coste abbiamo conquistato il posto nel torneo più vecchio del mondo (5Nazioni diventato poi 6Nazioni) e con Berbizier abbiamo conquistato due vittorie nel 6Nazioni (di cui una in trasferta). Mai nessuno però è riuscito a farci superare la fase a gironi delle varie edizioni dei mondiali, ci riuscirà Brunel?
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