BISOGNA SFRUTTARE IL TEMPO CHE CI VIENE CONCESSO
di Chris Grasso
“Non possiamo scegliere il nostro destino, possiamo solo decidere cosa fare con il tempo che ci viene concesso”. Così Gandalf, nel buio delle miniere di Moria spiega a Frodo lo sviluppo dei tempi, di certe scelte e non di altre, di eventi meno piacevoli o più pericolosi di altri. Il tempo che ci viene concesso, quello prezioso, quello che sarebbe il caso di non sprecare, da utilizzare a proprio favore. In sintesi è quanto accade al panorama politico italiano, in una fase storica che presuppone importanti trasformazioni, e forse scelte difficili.
Se è vero (come in molti affermano) che il berlusconismo volge al termine allora viene da chiedersi: cos’accadrà dopo? Una domanda a cui non è per nulla semplice dare risposta, ne a destra ne a sinistra. I primi perderanno il faro, la guida di vent’anni, non sempre radiosi, ma spesso da protagonisti. I secondi si ritroveranno senza punti di riferimento; sparito il grande nemico dovranno dimostrare di avere idee, un piano, quantomeno un progetto da sottoporre agli italiani. E questo amici miei sarà un grosso problema.
Si perché quando Bersani, nel suo incomprensibile intervento alla Camera del 3 agosto, affermò che negli ultimi 10 anni, per otto e mezzo ha governato il centro – destra, sarebbe stato legittimo fare notare che avrebbe dovuto prendersela con suo schieramento. Il 2006 fu l’anno della vittoria del centro sinistra, se l’incapacità di governare lo fece rimanere in sella solo poco più di un anno la colpa non può essere degli altri. Ecco a cosa ci riferiamo, alla storica incapacità del centro – sinistra italiano di essere squadra, di governare il Paese, di essere qualcosa di concreto oltre l’anti berlusconismo.
Berlusconi può piacere o meno (forse sarebbe più corretto usare i termini odio ed amore, dato il clima italiano), ma ha avuto il merito inconfutabile di garantire sempre la stabilità dei governi da lui presieduti. Prima invece, l’Italia andava avanti a forza di accordi inconsistenti e di governi più simili ad insalate miste, tutti dentro per accontentare tutti, che finivano sempre in un pasticcio totale. Chiusa quest’era l’Italia dovrà scegliere se tornare a quei pietosi modi di guidare la nazione o proseguire sulla strada della stabilità.
Alfano (assicurano fonti all’interno del Pdl) lavora, dal giorno dopo la sua nomina ufficiale, affinchè quanto creato non vada perduto. L’obiettivo è evitare che accada ciò che in molti annunciano a mo di moderni Nostradamus: l’implosione del partito in coincidenza con l’addio del grande capo. Per assicurare un futuro al centro – destra, un futuro basato sull’esperienza del recente passato, servono idee ed alleanze.
Torna di moda l’apertura a Casini, che a sua volta da mesi gioca con le parole ipotizzando appoggi al governo salvo poi negare tutto il giorno dopo. Il centrista sa che a sinistra la strada è chiusa, con Vendola nell’alleanza di centro – sinistra un eventuale accordo col PD desterebbe mugugni all’interno del proprio elettorato. L’alternativa resta un’opposizione ad oltranza, in pratica un funerale politico. Ed allora che si fa? Ci si guarda intorno, aprendo a nuove amicizie in un centro – destra orfano di Berlusconi. Questione di coerenza (almeno un pizzico la si deve pure ostentare), contro l’attuale premier sono state fatte troppe battaglie ideologiche per giustificare un ritorno insieme. Resta da capire a cosa ambiscano Casini ed il suo partito, ma questi sono argomenti delicati e difficilmente trattabili in un pezzo di poche battute.
Fini? Qui l’avvicinamento è meno delicato. Sbolliti i tempi del “che fai mi cacci?”, resta solo da seppellire le rabbie per quel folle 14 dicembre. Alfano ci lavora da tempo, pare con ottimi risultati. Lo stesso Bossi, uno che certamente non può essere definito politicamente morbido, ieri ha dichiarato dinanzi a numerosi cronisti “quando c’era Fini si governava meglio”. Certo il segno di questi mesi da separati (se mai si dovesse tornare insieme) rimarrà a lungo, ma le basi per una ricostruzione dei rapporti ci sono.
Torniamo allora la concetto di tempo espresso in apertura. Tempo in effetti sembra essercene in abbondanza. Negli ultimi giorni si ha la sensazione che Berlusconi abbia ragione: si arriverà al 2013 (ma potremmo anche essere clamorosamente smentiti). Per due ragioni. Intanto la manovra; una patata bollente che si vuole lasciare a questa squadra di ministri, salvo poi criticarne il risultato a prescindere dalla reale efficacia, un modo eccellente per impostare la campagna elettorale. In seconda ragione perché gli schieramenti non sono pronti. Del centro – destra, delle sue grandi manovre abbiamo parlato ampiamente. Sul centro – sinistra non c’è molto da dire, in effetti. Il PD lavora per tenere a bada i vivaci alleati, spaventato da una crescita pericolosa di questi, tale da mettere in dubbio la leadership della coalizione. Oggi gli unici che sembrano pronti ad andare alle urne sono proprio Di Pietro e Vendola, un problema in più per Bersani. Insomma l’opposizione appare sempre sull’orlo del litigio.
Ed allora da ambo i lati è meglio tornare a sfruttare a dovere il tempo che concesso, i prossimi vincitori verranno fuori dalla capacità di farlo nel modo giusto.
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