ATTENTATI IN NORVEGIA: DESTRA, CRISTIANESIMO E ISLAM. IL GRANDE GIOCO?
Mentre in Italia si discute di riduzione dei costi della politica e si fanno previsioni sulla caduta del Governo, la Norvegia viene colpita da due attentati.
Alle 15:26 di Venerdì 22 Luglio una bomba esplode nel centro di Oslo, nel quadrilatero coinvolto dall’urto vi è il Palazzo di Governo ed il Ministero del Petrolio e dell’Energia. Due ore dopo, alle 17:27 a 30 km di distanza dal primo boato, sull’isola di Utoya un uomo apre il fuoco contro i partecipanti al meeting dei giovani laburisti. E’ una carneficina.
Al momento sono oltre 90 vittime.
Questi sono i fatti sinteticamente esposti. Un minuto dopo la strage è partita la caccia al colpevole o ai colpevoli.
In un primo momento le indagini si sono orientate verso le innumerevoli e mai realmente quantificate cellule qaediste e para-terroristiche sparse per l’Europa, teleguidate ed in stretto contatto con la madre-patria (preferibilmente l’Afghanistan).
L’aspetto grottesco è l’accettazione acritica , per fortuna questa volta solamente iniziale, di rivendicazioni fatte da “sostenitori della Jihad globale”. Nel lasso di tempo che va dall’inizio delle inchiesta alla cattura del colpevole, in tanti si sono improvvisati esperti di geopolitica e profondi conoscitori delle relazioni internazionali. L’impegno profuso per disegnare gli scenari ed ipotizzare le cause reali di questi attentati, è davvero notevole. Ma i seguaci di Samuel Huntington hanno dovuto abbandonare, loro malgrado, la pista islamica e sbattere il muso su un’inaspettata pista interna.
L’autore degli attentati di Oslo si chiama Anders Behring Breivik, è un ragazzotto norvegese di 32 anni con un background politico e culturale ancora in via di definizione e per certi versi un po’ confuso e contraddittorio.
Sappiamo con certezza che è stato dirigente giovanile del Partito del progresso norvegese (FRP), movimento xenofobo in ascesa. Si definisce un cristiano-conservatore (ma è di tutta evidenza che l’accezione religiosa non va intesa in senso teologico, ma di mera contrapposizione all’Islam) e nel memoriale di 1500 pagine che la polizia ha da poco ritrovato, intitolato “A European Declaration of Independence – 2083” , auspica di essere ricordato come “il più grande mostro dopo la Seconda Guerra Mondiale.”
Breivik è semplicemente la caricatura di un cavaliere templare, tant’è che si proclama “comandante dei cavalieri e dei giustizieri” , è un nemico del multiculturalismo e dell’Islam. Nel vortice delle informazioni che stanno circolando spunta anche una sua foto con il grembiulino massonico, a questo proposito è intervenuto Massimo Introvigine Rappresentante dell’Osce per la lotta all’intolleranza e alla discriminazione contro i cristiani, ma sopratutto grande esperto di massoneria e come riportato dall’ANSA prova a definire i collegamenti che possono esserci tra la fede cristiana e l’adesione alla massoneria. Il sociologo prova a smontare le semplificazioni e la superficialità dei legami che possono sorgere tra il “fondamentalismo” e la Silene (una delle logge di San Giovanni di Oslo). “Queste logge – prosegue – praticano il cosiddetto rito svedese, che richiede ai membri la fede cristiana. Ma nessun fondamentalista protestante diffonderebbe sue fotografie in tenuta massonica: il fondamentalismo, al contrario, e’ fortemente ostile alla massoneria. Inoltre ‘dalla lettura dei suoi post, relativamente frequenti, su document.no, che non e’ un sito cristiano fondamentalista ma nazionalista e anti-islamico, Breivik emerge come molto più vicino a una delle branche (quella filo-israeliana, mentre un’altra e’ antisemita) del movimento dell’identità cristiana, uno strano miscuglio di razzismo, esoterismo, odio per gli immigrati e ‘cristianesimo nordico‘ che non al fondamentalismo”.
| [2] |
La vicinanza dello psicopatico (perchè solo così si può definire per rompere il giochino di certa stampa laicista e relativista che a tutti i costi vuole sottolineare la matrice cristiana, quindi negativa, di Breivik) a movimenti estremisti ed il suo legame alla massoneria filo-israeliana pone degli interrogativi.
Primo interrogativo, pista interna e natura “personalistica”: dietro gli attentati c’è una spectre nazista. La vicinanza dell’attentatore al movimento xenofobo norvegese, l’attacco ai giovani laburisti, la frequentazione di forum identitari fanno propendere per questa ipotesi. Questo interrogativo si rafforza considerando come tutta l’Europa, ma in particolare nel suo Nord, è sferzata da venti populisti e xenofobi, dall’Austria all’Ungheria fino alla Scandinavia i movimenti della destra radicale sono in vertiginosa crescita.
La ricostruzione del retroterra culturale che abbiamo provato a fare nelle righe precedenti sembra avvalorare questa ipotesi. E’ ipotizzabile una vendetta contro la deriva integrazionista e multiculturale verso cui la Norvegia, ma tutta la Scandivania, sta andando. Alla luce del memoriale-manifesto diffuso in queste ore bisognerà evitare di cadere nel tranello della disinformazione su i movimenti populisti e xenofobi, conducendo campagne di stampa volte a demonizzare le istanze portate avanti dagli stessi. Eludendo così un problema che investe l’Europa tutta, a cui l’Europa stessa non è in grado di dare risposte sufficienti.
Secondo interrogativo, pista di natura “estera” : la Norvegia è uno stato della mite e ricca penisola scandinava, dal punto di vista geopolitico non è propriamente da considerare al centro delle relazioni internazionali.
Alcune ipotesi che segnalano come negli ultimi 2-3 anni dallo stato norvegese siano state compiute operazioni politiche ed economiche non proprio in linea con il dettato atlantico (tra le altre cose la Norvegia è membro della NATO), quindi secondo alcuni si tratterebbe di una ritorsione da parte del fronte “occidentale”. Innanzitutto c’è da considerare come lo scioglimento dei ghiacciai può aprire degli scenari energetici imprevedibili e forse in questo contesto si collocano gli accordi geo-energetici con la Russia, che hanno fatto storcere il naso a molti.. La Norvegia attraverso il suo ministro degli Esteri Jonas Stoere ha dichiarato che è “perfettamente legittimo per la Palestina prendere in esame la richiesta d’indipendenza alla Nazioni Unite in votazione a Settembre” (dichiarazione del 18 Luglio). Come riferisce Haaretz, noto giornale israeliano, un anno fa “Il fondo norvegese da 450 miliardi ricco di petrolio ha escluso due aziende israeliane nelle operazioni di sviluppo […] per motivazioni etiche, come ha detto lunedì il ministro della Finanze norvegese.” e se tre indizi fanno una prova il noto moderato Lieberman, attuale vice-ministro e diplomaticamente nominato Ministro degli Esteri, ha accusato la Norvegia di anti-semitismo e sempre da Haaretz apprendiamo : “Sono rimasto stupito per la decisione del governo norvegese per celebrare il 150 ° compleanno di Knut Hamsun, che ammirava i nazisti”, Lieberman ha detto agli studenti presso l’Università di Ariel Center. “Egli ha vinto il premio letterario nel 1943 dato da Josef Goebbels, lodato Hitler in un necrologio come un guerriero per l’umanità.”
E’ di tutta evidenza che sullo scacchiere mondiale si intrecciano fattori economici e politici, energetici e storici. Non è facile decifrare le cause reali che possono spiegare e motivare il perchè di tutto questo. Sulla nostra pelle e sulle nostre teste vengono prese decisioni a nostra insaputa (e non si tratta di pagamenti o attici), siamo pedine più o meno inconsapevoli di un Grande Gioco, dove al momento non s’intravede la parola fine, ma si continuano a tirare i dadi.
[1]










