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Pubblicato il: lun, lug 11th, 2011

Paolo Villaggio: popolare per convenienza e snob ed elitario per vocazione. Dal sud solo mafiosi.

di AS

Proprio non ce l’ha fatta il caro ragioniere Ugo Fantozzi. Anni e anni di vessazioni subite da Lup. Mann. Figl. Di Putt. vari; anni e anni da vittima di un sistema tragicomicamente oppressivo; continui surreali calvari tra megadirettori naturali iperuranici e colleghi furbetti e scansafatiche… In fondo le novelle narrate da Paolo Villaggio nei suoi libri e poi portate sul grande schermo, hanno un po’ raccontato quell’Italietta post-miracolo economico degli anni 60 che si ritrovava nelle sventure di un impiegato medio (anzi, sotto la media), simpatico e pietoso, calciofilo e sfigato al punto da sembrare quasi reale.

E per anni, pensa un po’, pensavamo che dietro quella maschera si celasse un tentativo genuino di rappresentare le storture del nostro paese, che tra le righe si snodasse una denuncia sentita e profonda dell’incapacità del popolo – quello con l’obiettivo del 27 del mese – di riuscire a trovare dignità e rappresentanza, calato in una società con le sue rigidissime e inattaccabili caste – dai dinasticamente predestinati Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare, ai nominati-sorteggiati Cobram, agli eternamente condannati Fantozzi e Filini. Una esasperazione dei luoghi comuni, la saga fantozziana, che mette in risalto proprio la folle stupidità e ingiustizia dell’accettazione del luogo comune. E invece…

Dal tetto della megaditta alle 17.00 in punto, assieme al ragionier Fantozzi Ugo matricola 7829/bis, cade giù anche la maschera di chi ha fatto della condanna delle discriminazioni di ogni tipo una quasi bandiera, e senza dubbio una carriera remunerativa e redditizia.

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Spulciando tra le pagine di Rolling Stones di luglio, rivista musicale (nemmeno tanto) velatamente schierata a sinistra, rimango incuriosito da un speciale tutto incentrato sulla distruzione dell’icona di De Andrè che da animo tormentato diventa becero e alcolista; da cantautore per eccellenza viene invece rappresentato come l’oggetto di una subdola beatificazione; da libero pensatore anarchico si rivela ambiguo e culturalmente confuso e nemmeno tanto bravo a scrivere e musicare. Un De Andrè a cui, da sinistra, è impossibile perdonare di aver detto nel 1994 che era giusto che il Governo Berlusconi facesse il suo mestiere e che la presenza della Lega lo rassicurava. Quand’ecco che, dai vicoli del capoluogo ligure, salta fuori lui, Paolo Villaggio, genovese doc e amico d’infanzia di Faber nonché coautore della canzone “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers” tutta infarcita di sovrani pretenziosi e puttane dalla mente fina, tutto baldanzoso nello smascherare la sola, la truffa, della Genova dei cantautori e degli artisti vicini a emarginati, poveri e puttane. A suo dire una invenzione sua e di De Andrè, quella poetica Genova; loro, di buona famiglia borghese e benestante che Tenco lo conoscevano di vista e che con Gino Paoli non scambiavano nemmeno il saluto. Come dire, vantarsi di essersi finto amico dei bistrattati per darsi un tono E poi, ciliegina sulla torta, tira fuori la sua chicca da democratico popolano e lontano dai luoghi comuni: “Purtroppo la democrazia ha fatto sì che si eleggessero politici del sud – il 60% dei politici sono del sud – e hanno tutti una mentalità mafiosa. Cioè esercitare il potere come una specie di feudo personale. Pensa che si vuole dedicare un parco a Craxi…”.

E oltre al disgusto per la democrazia, l’emblema dell’uomo medio si lascia andare ad una generalizzazione degna del peggior Borghezio d’inizio anni 90. Dal sud, in politica, arriverebbero solo mafiosi. Suona un po’ mal, sentire queste affermazioni da chi, qualche settimana fa, tuonava contro Borghezio e la Lega accusandoli di raccogliere il consenso tra i Fantozzi di oggi che, per ignoranza e paura del diverso, che con atteggiamento nazista farebbero fuori vecchi, extracomunitari, diversi in genere.

Ha ragione il caro Villaggio, oggi Fantozzi voterebbe Lega. E non perché incarna l’italiano medio, ma per mano e bocca del suo autore.

Caro Villaggio, non è Fantozzi ad essersi imborghesito  e che vuol mantenere quei privilegi conseguiti. Ma è quella casta pseudo intellettualoide di cui anche tu, purtroppo, fai parte. Popolari per convenienza e snob ed elitari per vocazione.

La solita solfa sul Sud, che ha certamente i suoi – molti, tanti – problemi e sulla mentalità mafiosa così difficile da estirpare, distoglie l’attenzione sulla crescita del fenomeno mafioso nel Nord Italia, e dimentica di quello che tantissimi figli del meridione hanno fatto, anche sacrificandosi, per contrastare il fenomeno mafioso. E sorvola sugli anni recenti della nostra storia repubblicana, in cui un’intera classe politica – soprattutto nel settentrione e nella Milano da bere -, corrotta e connivente con l’imprenditoria collusa, è stata spazzata via da mani pulite. Ma vista la cecità dell’analisi fatta da Villaggio e l’ottusità che sottende al ragionamento stereotipato, penso sia inutile ricordare che il famoso Bettino Craxi a cui si vorrebbe intitolare qualche parco è nato un po’ più a nord di Palermo.

Molto più facile atteggiarsi a soloni della morale, generalizzando e discriminando una parte d’Italia senza magari guardare al singolo, senza magari riuscire a comprendere che il contrasto al fenomeno mafioso va fatto creando sinergie tra le parti sane della nostra società e della nostra politica, andando oltre gli steccati dell’appartenenza partitica e, strano a dirsi, al di là della provenienza territoriale.

Non credo nel diritto di nascita per essere mafiosi, ma nel dovere di vivere ribellandosi alle mafie. E il cadere nel semplicistico luogo comune “Sicilia uguale Mafia”, offende chi, lontano dai salotti bene di Genova o dei palazzi della Roma da commenti da quarta di copertina, ha lottato per il riscatto di un popolo partendo proprio dalle strade e dalle periferie di Napoli, Catania o Locri.

Si vergogni Villaggio, la sua supponenza e il suo sdegno per una parte di Italia la pongono al fianco di chi discrimina e che lei, meschinamente, finge di combattere.

Addio caro ragionier Ugo Fantozzi matricola 7829/bis. Oggi l’impacciato impiegato medio muore schiacciato dall’arroganza snob dei Guidobaldo Maria Riccardelli e della Corazzata Potiomkin, dal disprezzo per i “fantozzi” d’Italia, quelli che non votano quella Lega che li snobba nel suo identico modo ma che, magari goffamente, con grande dignità cercano di barcamenarsi e lottano per riscattare una loro posizione di svantaggio. Senza complessi di inferiorità nei confronti di nessuno, caro Villaggio. Parafrasando il suo Fantozzi alla riscossa, lei e il suo ragionamento siete inferiori. Indegni anche di ricevere il nostro sdegno.

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