L’intervista – Diego Dominguez “Fiducioso per l’Italia ai mondiali di rugby, ma per il futuro sono preoccupato. Occorre formare giocatori giovani di livello”
Durante lo svolgimento del Rugby Camp a Baia Domizia (CE) abbiamo incontrato Diego Dominguez, storico mediano di apertura dell’Italia Rugby.
Dominguez ha fatto parte dell’Italrugby che il 22 marzo 1997, a Grenoble, sconfisse con il risultato di 32-40 la nazionale francese che, solo un mese prima aveva chiuso il 5 nazioni con il grande slam (cioè 4 vittorie su 4 partite). E lui, Dominguez, in quella partita il suo lo ha giocato al massimo con 9 calci centrati su 10. Una vittoria storica che fece guadagnare agli azzurri l’ingresso in quello che dal 2000 divenne il 6 nazioni, il più prestigioso torneo del mondo del rugby.
Domanda: E’ appena iniziato il raduno degli azzurri in vista dei mondiali di ottobre in N. Zelanda, e in contemporanea si svolge il Diego Dominguez Rugby Camp rivolto ai giovanissimi. Perché investire sui giovanissimi?
Risposta: Da un punto di vista sportivo è molto importante formare i giocatori di domani. Per il movimento del rugby è molto importante. Il rugby, in Italia, è ancora uno sport minore anche se ha conquistato molta popolarità. Ma dobbiamo fare un grosso sforzo per formare i giovani e garantire al movimento rugbistico un serbatoio da cui attingere, con giovani formati bene che arrivano tutti gli anni. Io mi sto impegnando molto in questo campo, mettendocela tutta da ormai 5 anni; e spero che altri lo facciano. Bisogna andare nei club e nelle società, aiutandoli e sostenendoli, per insegnare a formare, per non perdere del tempo operando male o superficialmente ma permettendo ai giovani di poter arrivare a giocare in modo adeguato ad alto livello. Lavorare con i giovani mi piace, lo faccio con passione, e finché potrò lo farò.
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D: Ad agosto l’Italia incontrerà Giappone ( il 13 agosto a Cesena) e Scozia (il 20 agosto al Murrayfield di Edimburgo) in due test match preparatori ai mondiali che segneranno la fine dell’era Mallet, che passerà il testimone a Jaques Brunel in arrivo dal Perpignan. Come vedi il mondiale degli azzurri?
R: É un gruppo ormai collaudato, che lavora insieme già da tre anni, e la vittoria contro la Francia nel 6 nazioni gli ha dato molta fiducia. È anche l’ultimo grande evento che l’Italia affronta sotto la guida di Mallet e penso che lui ce la metterà tutta per finire al meglio la sua esperienza con gli azzurri. Sarà dura, ma sono fiducioso.
D: Come dicevamo, l’Italia Rugby è cresciuta molto negli ultimi anni. Tu eri in campo nella mitica vittoria contro la Francia a Grenoble con cui conquistammo il Sei Nazioni. Oggi la nostra nazionale è in una fase particolare, con molti giocatori di esperienza e con qualche ricambio giovane che inizia ad arrivare. Come vedi l’Italia del dopo mondiale e che consiglio daresti a chi dovrà guidarla?
R: Il futuro mi preoccupa un po’, perché ho visto una nazionale U20 – quella scesa in campo nella Rugby World Cup U20 a giugno – brutta, brutta e con un brutto gioco, non altezza di quello che tutti noi ci aspettavamo visto che giocavamo anche in casa. Il gruppo sta insieme da un anno e mezzo, ma non si è capito cosa volessero fare in campo. Il consiglio che voglio dare, e che continuo a ripetere, è più attenzione alla formazione, investire di più nella formazione dei giovani. Questo è il futuro. Se ogni anno sforniamo dieci, quindici campioni che vogliono guadagnarsi il posto in nazionale, si alzerà il livello della squadra.
D: Un’ultima domanda. Il rugby è uno sport che, pur crescendo, mantiene inalterati i valori che ne stanno alla base, in primis il rispetto che poi, anche goliardicamente, si manifesta nel terzo tempo che all’esterno è l’elemento più distintivo e che più incuriosisce di questo sport. Un consiglio che daresti a chi non conosce il rugby, non ha mai giocato per timore di uno sport di contatto, o che magari vuol provare.
R: Consiglio di avvicinarsi, di provare a farlo. Il rugby penso sia uno dei pochissimi sport con dei valori così solidi dentro la propria pelle. Il rugby come sport non è solo una garanzia, ma è una prevenzione molto importante contro le devianze dei giovani.
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