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Pubblicato il: lun, giu 27th, 2011

L’ATTIMO FUGGENTE: UN FILM PER RIFLETTERE SULLA GIOVENTU’

di Lorenzo Quilici

L’aria è irrespirabile alla Welton Academy, nel Vermont: la disciplina è rigidissima e le materie sono affrontate in modo arido e pedante.

Siamo sul finire degli anni ‘50: inizia un nuovo anno scolastico, con la certezza che nulla cambierà. Le autorità accademiche non hanno però fatto i conti con il nuovo insegnante di letteratura inglese John Keating (interpretato magistralmente da Robin Williams): egli inizia a sovvertire l’ordine di insegnamento tradizionale (nella sua prima lezione farà strappare delle pagine di un libro ritenute superflue) suscitando l’ovvio stupore degli studenti, fin troppo abituati ad un ambiente asfittico, e gli scetticismi dei severi   professori dell’accademia.

Comincia per gli studenti un percorso di crescita che porterà loro a percepire per la prima volta il bisbiglio che scandisce la vita di ogni individuo, quel carpe diem che, dai tempi di Orazio, insegna a cogliere in tempo quanto la vita ha da offrire e a non farsi sfuggire niente nel continuo fluire delle contingenze.

Keating affascina la sua classe non solo per intelligenza e simpatia, ma anche per le novità pedagogiche: per lui la poesia sopra ogni altra cosa è il fulcro per far nascere e sviluppare lo spirito creativo e per “liberare” nei ragazzi non solo l’amore per Keats, Withman o Shakespeare (considerati in maniera meno arida e puramente letteraria), ma tutte le premesse migliori per la più indovinata e fertile scelta di vita.

Gli insegnamenti di Keating sono anche un monito contro il conformismo imperante: l’alternativa non è una rivolta violenta contro il sistema dell’accademia, bensì un anti-conformismo “spirituale” che si sviluppa nell’intimo dei “poeti estinti” come forza vitale.  Così, prendendo spunto da questo originale iter pedagogico i ragazzi fondano la “Setta dei poeti estinti” la cui sede sarà in una grotta del bosco limitrofa all’accademia. Qui i ragazzi si riuniranno segretamente di notte a recitare versi e a scambiarsi visioni sulla vita; la setta rappresenta per loro l’ultimo baluardo di salvezza da un mondo adulto ostile e farà emergere un tenace attaccamento a quello spirito puro e infantile che la rigida disciplina dell’accademia sembra soffocare.

Ma alle volte cavalcare l’onda dei propri sogni può portare a conseguenze drammatiche. Il Professor Keating incentiva un allievo a coltivare la sua passione per la recitazione teatrale contro il volere del padre. Lo studente finirà suicida solo per aver inseguito un sogno tanto osteggiato da un genitore che forse ha proiettato sul figlio tutti i suoi personali fallimenti di persona e di padre.

Paradossalmente la colpa del tragico accaduto ricade sul professor Keating ritenuto responsabile di un metodo di insegnamento non ortodosso. Un documento firmato dagli studenti su pressione del preside ne decreterà l’immediata espulsione. La fine emblematica con gli studenti che salgono sui banchi al coro di “Capitano o mio capitano” sancisce il riscatto del docente per il torto subito e soprattutto la certezza che i suoi insegnamenti permarranno eternamente nel cuore dei suoi ragazzi.

E’ una pellicola che fa riflettere e colpisce emotivamente proprio perché pone l’accento su certi meccanismi perversi che albergano in certi istituti scolastici che spesso portano a dicotomie profonde tra allievi e maestri. Il docente non è solo un impartitore di nozioni ma è anzitutto un maestro di vita, colui che inizia a tracciare la strada per il futuro. Al di là di tutto bisogna mantenere in noi quella fonte di umanità che ci permette ancora di saper sognare.

La ricchezza risiede nel pozzo della nostra anima da cui possiamo attingere risorse in ogni singolo istante della nostra vita. La pellicola è una condanna radicale all’ipocrisia dei benpensanti e di un ambiente che tarpa le ali alle nuove generazioni. Il momento più emozionante del film è proprio il finale, quando i “poeti estinti” ringraziano Keating per quella lezione che non s’impara sui banchi di scuola: la vita.

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