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Pubblicato il: ven, lug 2nd, 2010

Risanare oggi per erogare domani

di Giuseppe Ricci

Il dl n. 78/2010 contiene una serie di norme tese al contenimento della spesa pubblica a tutti i livelli istituzionali. Queste norme hanno provocato reazioni negative trasversali nell’enorme pattuglia di amministratori locali che lo scorso 23 giugno si è data appuntamento nei pressi del Senato per inscenare una protesta.
Nello specifico la manovra, in alcuni articoli, rimodula l’inquadramento economico degli amministratori locali e riduce i costi degli apparati amministrativi.
In particolare l’articolo 5 (Economie negli Organi costituzionali, di governo e negli apparati politici) prevede una serie di misure volte alla riduzione delle indennità per i consiglieri comunali e provinciali, da un minimo del 3% fino ad un massimo del 10%, oltre al divieto di attribuzione di retribuzioni, gettoni, indennità o emolumenti agli amministratori di comunità montane e di unioni di comuni.
Anche se da un punto di vista economico i risparmi derivanti da questo articolo non saranno idonei a contribuire in maniera determinante al risanamento dei conti degli enti territoriali, dal punto di vista culturale il principio affermato ha grande valenza: dimostra ai cittadini che la classe politica non si sottrae al sacrificio collettivo in un periodo difficile per l’economia internazionale e fa la sua parte che, come dimostrano autorevoli ricerche internazionali, passa necessariamente per l’abbattimento dei debiti pubblici nazionali.
L’articolo 6 (Riduzione dei costi degli apparati amministrativi) invece, da diversi punti di vista, appare più diretto ed incisivo nel quadro di un più massiccio contenimento delle spese. Il citato articolo prevede, tra l’altro, la riduzione del numero dei componenti degli organi di amministrazione e di controllo degli enti pubblici, dei revisori contabili, applica una riduzione del 10% al compenso dei componenti del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale delle società a totale partecipazione degli enti locali, con esclusione per le società quotate, riduce la spesa annua per studi ed incarichi di consulenza, riduce le spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e di rappresentanza, elimina le spese per sponsorizzazioni, per missioni, anche all’estero, contiene l’importo da destinare alle spese per l’acquisto, la manutenzione, il noleggio e l’esercizio di autovetture.
Questi dati tecnici, in definitiva, ci consentono di valutare meglio il freno posto a quello che è individuato dagli analisti come il vero problema della finanza locale: si stima che le spese per emolumenti agli amministratori locali siano pari a 4 mld all’anno, mentre le diseconomie prodotte dalle stesse amministrazioni arrivano a 80 mld annui. Da ciò si può comprendere con precisione quali sono i capitoli di spesa sui quali è necessario intervenire per consentire una corretta gestione delle risorse pubbliche e per poter risanare oggi per erogare domani servizi ai cittadini all’altezza di un paese civile, indipendentemente dalla collocazione geografica.
Le proteste dei soggetti colpiti dai ridimensionamenti possono sembrare giustificate, rafforzate anche dalla composizione politica trasversale, ma per lo più nascono dalla lesione di interessi di casta che mal si coniugano con gli interessi generali del Paese.
Gli amministratori locali, nella maggior parte soggetti di età inferiore ai 35 anni, dovrebbero invece raccogliere questa sfida ed orientare le loro politiche non più verso l’acquisizione del consenso, anche a scapito del pubblico interesse, bensì verso azioni virtuose che contemperino le esigenze di cassa con quelle del territorio. Gli amministratori dovrebbero sempre più tendere alla gestione comune dei servizi per aree omogenee (ricordando che in Italia ci sono oltre 8000 comuni dei quali la maggior parte con meno di 10.000 abitanti) e sfruttare gli strumenti innovativi che le nuove tecnologie mettono a disposizione, condividendo buone prassi e creando un sistema locale che possa davvero definirsi di portata nazionale.
Fare sacrifici oggi significa non porre una seria ipoteca sul futuro delle nuove generazioni che già scontano eredità pesanti e ritardi imbarazzanti che non possono essere rinviati oltre. In ballo c’è il futuro del nostro Paese.

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