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Pubblicato il: gio, lug 1st, 2010

La questione morale essenza del nostro fare politica

di Salvo Pogliese * 

Quando arriva il mese di Maggio ci prende una fitta fortissima al cuore. Il mese delle rose, il mese della primavera che sboccia, da noi, in Sicilia, è purtroppo il mese che segnò l’inizio della stagione delle stragi “eccellenti” di mafia. Giovanni Falcone saltò in aria a Capaci in una già afosa giornata di Maggio e portò con sé la moglie e i poveri agenti della scorta. Poi toccò a Paolo Borsellino, che ufficialmente morirà a Luglio, ma uffi ciosamente si spense, come testimonia anche il fi glio Manfredi in una toccante testimonianza, proprio in quel Maggio di fronte alla camera ardente dell’amico Magistrato. Quando la fi tta si fa più forte ci vengono in mente le ragioni profonde che hanno spinto molti di noi a fare politica, gli striscioni strappatici di mano per imbavagliare il nostro urlo di dolore per l’abbattimento di una villa liberty a fi ni speculativi, le feste con Paolo Borsellino che ci esorta a non mollare mai, a credere della bellezza dei nostri sogni. 

Filosofia? Utopia? Roba da ragazzini? Siamo certi che non sia così, oggi più che mai, preoccupati di tracciare un percorso per una formazione politica che rappresenta quasi il 50% degli Italiani e dei Siciliani. La nostra questione morale non è un paravento dietro il quale nascondere i vestiti sporchi, né può essere contrabbandata da improbabili “tutori” esterni: la nostra questione morale è ragione stessa del fare politica, è la nostra storia che deve diventare imperativo morale per tutti, sono regole da scrivere accanto ai nomi di chi chiamiamo a rappresentarci. 

Che lo si chiami codice morale, tavola delle leggi, prontuario ad uso dei pubblici amministratori, ha poca importanza: la cosa importante è dotare il Popolo della Libertà di un meccanismo dal quale nessuno possa sfuggire, che intrappoli i furbi, che smascheri eventuali collusioni e che disincentivi chi pensa di iscriversi a una società per azioni (negative) piuttosto che a un partito politico. Sentiamo già il coro di proteste: che bisogno c’è di regolamentare un pre-requisito, l’onestà, già sanzionabile per legge? C’è bisogno perché il deterrente posto dall’ordinamento giuridico non può bastare a chi deve rappresentare il popolo italiano, i propri elettori, il proprio vicino di casa, i propri figli. Le vicende degli ultimi mesi non sono un fulmine a ciel sereno, ma sono purtroppo il frutto avvelenato di sistemi consolidati, di commistioni fra politica e apparato burocratico, imprenditori, sistema produttivo; non possono non allarmare, ad esempio, i dati snocciolati a febbraio dal Procuratore Generale della Corte dei Conti Mario Ristuccia: aumento reati concussione del 223%, aumento reati corruzione 156%. È necessario, oggi più che mai, scardinare questo meccanismo anche ribadendo l’ovvio: chi vuole guadagnarci non può fare politica, chi ha amici impresentabili non può fare politica, chi sbaglia da pubblico amministratore sbaglia più degli altri. La proposta del Ministro Meloni di prevedere aggravanti reali e impossibilità di ricandidarsi per chi fosse riconosciuto colpevole di reati di corruzione è sacrosanta e auspicabile. Più che mai in una terra come la nostra, la Sicilia, dove questi reati nascondono quasi sempre trame inconfessabili e relazioni pericolose, oggi più che ieri per la necessità di segnare una discontinuità rispetto a un passato e a un presente nel quale la politica è costretta, per proprie colpe, ad inseguire gli avvisi di garanzia e i rinvii a giudizio.

 

Ecco perché il PdL può rappresentare una novità nel panorama politico italiano se non aspetta che sia la magistratura a dettare i tempi e a consegnare le patenti di onestà e rispettabilità. Facciamolo da soli perché ne siamo capaci, perché le storie della maggior parte di noi sono storie di impegno e militanza, lotta al malaffare e ardore giovanile contro chi specula sui bisogni altrui, antimafia nei fatti e non ostentazione professionale della propria “diversità”. Facciamolo per quel futuro che raccontiamo nei comizi di voler lasciare in eredità ai nostri fi gli, perché domani sentano una fitta al cuore, ogni mese di Maggio, pensando che qualcuno non si è sacrifi cato invano nel nome della legalità e del rispetto delle regole.

 

 

 

 

* Vice capogruppo PdL Assemblea Regionale Siciliana
 

 

 

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