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Pubblicato il: gio, lug 1st, 2010

Federalismo responsabile e riforma della politica

di Francesco Spanò

Visto dalla Calabria il federalismo prossimo venturo luccica di speranza. 

E si staglia come una delle poche possibili leve del cambiamento per il Meridione d’Italia. Più dei fondi comunitari. Più delle grandi opere o della “Banca del Sud”. Un semplice e perciò rivoluzionario congegno di responsabilizzazione della spesa e dell’azione di governo delle amministrazioni meridionali. Senza cui, la storia ha già dimostrato, ogni intervento di spesa pubblica, ordinario o straordinario che sia, diviene al Sud acqua versata in una cesta (l’acqua ‘nto panaru, tipica dell’amore a distanza – l’amuri i luntanu – di un celebre proverbio calabrese ). Che sgocciola inesorabilmente via e diviene foraggio di clientele e benzina del crimine organizzato. Responsabilità, quindi. Chiave, diremmo sinonimo, della logica federale per il Meridione. Si governa, prima e oltre ogni perequazione, macinando il grano mietuto dai campi della propria terra. E del buon uso del sudore fi scale del popolo si risponde con immediatezza. 

Guardando negli occhi i propri conterranei. Responsabilità che va esercitata, però, innanzitutto, a Roma nella fase di attuazione della fi scalità federale. Il passaggio dal criterio della spesa storica a quello della spesa standard è, ad ogni latitudine, un processo diffi cile e rischioso. Per la fi nanza pubblica italiana, così irrigidita dal debito pubblico e dalla stagnazione economica, diventerà un tuffo olimpico. Con ripetuti salti mortali carpiati e rovesciati. Occorre la saggezza e la gradualità che si addice alle scelte necessarie e coraggiose. Irreversibili. È in gioco l’osso del collo dell’intera Nazione. 

Responsabilità a Roma che, una volta attuato il federalismo fi scale, sarà tuttavia vana se non troverà un pari riscontro a Bari, a Palermo, a Reggio Calabria. È su questo aspetto che è mancata, sinora, la necessaria rifl essione. Non c’è federalismo che regga senza un nuovo personale politico nel Meridione, adeguato alla sfi da dell’autogoverno. Che sia, innanzitutto, scelto dal libero voto dei cittadini meridionali. Non dalle camarille romane, ma neanche da truppe locali di clienti e mafi osi organizzati. Un personale politico che sia in grado di organizzarsi in partiti degni di questo nome. Di confrontarsi differenziandosi in correnti che non somiglino a congreghe devote al culto della peggiocrazia e del servilismo. Di prendere decisioni, quando occorre, in autonomia da logiche e convenienze coloniali. 

È illusorio credere che tale ceto politico germoglierà spontaneamente, si autoselezionerà al semplice attuarsi della fiScalità regionale. Che la responsabilizzazione politica e amministrativa sarà, insomma, un processo indotto e naturale del riordino federale. Al contrario, senza una contemporanea azione di profonda riforma della politica, è alto il rischio di partorire, comunque, un federalismo monco. Fondato sulla deroga, la proroga, l’eccezione alla regola di rigore e responsabilità per tutti. In cui l’atavico piagnisteo delle sorelle “povere” del Sud rischierà di sfociare in una continua rivendicazione di risorse e interventi straordinari, ben oltre la solidarietà perequativa, da parte di dirigenze meridionali inadeguate. In un confl itto pericoloso e permanente tra territori, tale da mettere in continua discussione la pace sociale e l’unità istituzionale. 

Non c’è al mondo territorio federato privo della fi erezza che è connaturata all’autonomia dei popoli che lo compongono. Alla consapevolezza di contribuire con le proprie gambe all’avvenire della Nazione, di costituirne valore aggiunto, attraverso la prosperità e la libertà prodotta ed espressa dalla propria regione. E, quale ineludibile corollario, non c’è territorio veramente e stabilmente federato che rinunci a manifestare tale fi erezza facendosi rappresentare da una dirigenza politica che abbia nel cuore e nei gesti la determinazione a dare alla propria terra un futuro di orgoglio e dignità. 

Questa fi erezza oggi al Sud latita perché manca da troppo tempo ormai una politica suffi cientemente in sintonia col popolo da tirarne fuori l’orgoglio, da sconfiggerne la rassegnazione. È una latitanza che il federalismo rischia di rendere insopportabile. E cui bisogna porre rimedio giammai rinunciando al federalismo, che è una parte della soluzione, ma integrandolo con immediate riforme ed energici interventi per ridare credibilità alla politica meridionale. Ne avremo il coraggio?

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