Eroi e Fiabe: fenomenologia di un Premier
Silvio Berlusconi è un eroe. Ho già avuto modo di dirlo il 27 marzo dell’anno scorso, dinanzi all’immensa platea azzurra del primo congresso nazionale del Popolo della Libertà, ma voglio approfi ttare di questo spazio per tornare sul concetto con maggiore chiarezza. In “Morfologia della Fiaba”, Vladimir Propp, linguista ed antropologo russo, individua funzioni, ruoli e caratteristiche dei personaggi fiabeschi; tra questi vi sono eroi e principesse, antagonisti e anti eroi ecc. L’eroe è per defi nizione il protagonista che dopo aver compiuto un’impresa, seppur ostacolato dai suoi antagonisti, trionferà.
Nella favola italiana dei primissimi anni novanta, del dopo tangentopoli e della fi ne della cosiddetta “Prima Repubblica”, è proprio l’Eroe – Berlusconi a ritagliarsi un ruolo da protagonista, facendosi interprete di un paese che si affacciava nel mondo in via di globalizzazione mentre per via giudiziaria si ampliava a dismisura quel vuoto socio-politico che egli stesso provvedeva a riempire, dando da un lato piena legittimità a governare alla destra, unica area politica uscita sostanzialmente indenne dal terremoto di tangentopoli, ma rimasta sino ad allora fuori dall’arco costituzionale e dall’altro facendosi miglior rappresentante del buon senso della gente comune, che chiedeva una classe dirigente all’altezza dei suoi bisogni, in grado di capirla davvero. Da qui la sconfi tta delle sinistre “progressiste” ad opera di un imprenditore prestato alla politica, ma che della politica ha colto fi n da subito un paio di cose fondamentali: la necessità di fare sintesi e la capacità di essere realmente rappresentativi dello spaccato profondo di un paese.
Su quest’ultima asserzione è lampante la descrizione che ne fa Galli della Loggia in un volume edito da “il Mulino” e titolato “Tre giorni della storia d’Italia”, in cui lo scrittore parla di un Berlusconi che vince “facendo leva sul desiderio ancora più tenace di tutti costoro di non essere governati da chi – essi credono – non li capisce, non è fatto della loro stessa pasta, dei loro stessi umori.” Proprio come nel più classico colpo di scena di un racconto, la discesa in campo del Cavaliere ha “operato in Italia una straordinaria rottura del conformismo politico, consistita prima di tutto nell’aver portato nel campo del centrodestra la frontiera dell’innovazione politica, sociale, economica e istituzionale. A partire da questo, l’attuale premier ha costruito uno straordinario consenso trasversale”. Così Benedetto della Vedova in un articolo pubblicato di recente su “Il Secolo d’Italia”.
Alla luce di questa caratteristica eroica e fi abesca che avvolge la discesa in campo del Premier e la fondazione del Popolo della Libertà, si potrebbero intendere le diffi coltà di molti a leggere con serenità il percorso intrapreso negli ultimi mesi da Gianfranco Fini, che sembra dover, suo malgrado, assumere il ruolo di anti-eroe, o addirittura di antagonista (che spetterebbe alle sinistre). Tuttavia la sua storia personale e le sue radici lasciano in tutti noi la fi ducia e la speranza di poter utilizzare un’altra chiave di lettura, che veda lui, il Premier, noi tutti eroi e protagonisti di questa nuova favola – così come ebbi a dire un anno fa, in quel fantastico congresso -con il coraggio del cambiamento e per un’Italia che ritorni a crescere e vivere splendidamente.
* Dirigente nazionale Giovane Italia






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letto tutto d’un fiato, coinvolgente come sai ben fare e come hai già fatto in quella platea.
Niente può rendermi più orgoglioso di far parte di questa “banda” di fratelli. complimenti Ulderico.
Al
Grazie mille ALBERTONE !!! Continuiamo a lavorare