Le Foibe, la maturità e la sindrome dello 0,6%
di Paolo Di Caro
Era impossibile aspettarsi di più. La gioia per una traccia alla Maturità sulla questione delle Foibe e dell’Esodo non era certo l’illusione che questo significasse consapevolezza e memoria condivisa, nè tanto meno la sanatoria per anni di colpevole oblio, disattenzione, scientifica rimozione. E’ stato un segnale, così come lo è l’irrisoria percentuale di studenti che hanno scelto di cimentarsi su una delle pagine più oscure della storia d’Italia. Un segnale atteso e preoccupante, accompagnato dai commenti fra l’ironico e il sarcastico di numerosi docenti ancorati alle loro granitiche certezze.
Una traccia “di destra”. Pazzesco. Cosa sarebbe di destra? La legge dello Stato che istituisce la giornata del ricordo per le vittime delle Foibe e dell’Esodo? E’ forse di destra Napolitano che ha sostenuto e difeso questa scelta? E’ di destra Luciano Violante che ha fatto pubblica ammenda sui silenzi del dopoguerra e sulle omissioni della nomenklatura del Partito Comunista? Erano di destra le donne, i sacerdoti, i Carabinieri, i forestali, i cittadini comuni infoibati e dimenticati dalla storia con la sola colpa di essere Italiani? Erano di destra le famiglie intere che fuggivano dall’orrore, dalla derisione, dalla pressione fisica e psicologica dei titini jugoslavi? Erano di destra i cimiteri spogliati dal ricordo dell’italianità, profanati e offesi? Erano di destra gli Italiani di Istria, Fiume e Dalmazia che si ritrovarono proprietari di nulla e venneroo insultati e presi a sputi quando arrivarono nella loro Italia? Erano di destra Ragusa, Pola, Parenzo, Abbazia, Albona, Antignana, Barbana, Canfanaro, Capodistria, Castelvenere, Cittanova, Dignano?
L’Italia è una Nazione strana, pronta ad alzare il tricolore durante i mondiali di calcio, ma così restìa a rivendicare il rispetto per la propria storia.
Ieri eravamo felici e preoccupati: felici di poter dire “avevamo ragione”, preoccupati dalle reazioni e dalle “fazioni”. La sobrietà è il modo migliore per rivendicare una visione non politica della storia, per impedire che chiunque alzi la clava dei fatti e della memoria per colpire l’avversario. Le Foibe non sono un argomento da campagna elettorale e, vivaddio, non lo può essere di certo il vergognoso e doloroso “negazionismo” di parte dell’opinione pubblica e della classe docente.
Ieri è stato un grande giorno per l’Italia, ma è stato solo il primo passo, lento, claudicante.
Ieri si è scritto su una traccia di tema che non ci sono morti ideologicamente poco rispettabili, soprattutto se quei morti non combattevano al Fronte e non “parteggiavano” per nessuno.
Adesso, forse, qualcuno si renderà finalmente conto che la storia va studiata tutta, sfilandosi di dosso le lenti deformanti dell’ideologia, quanto meno per consentire a una percentuale maggiore dello 0,6% di affrontare un tema alla Maturità. Fra stipendi, precari, tagli, Onde e proteste, ci piacerebbe che qualcuno si preoccupasse anche di quali contenuti vengono trasmessi a quella che pomposamente viene definita “la futura classe dirigente”, per adesso molto più mestamente semplice classe “digerente” di cibi e storie precotte.
Ieri è stato un gran giorno per i silenziosi e dimenticati Italiani di Istria, Fiume e Dalmazia che tengono dentro di sè il dolore, la tragedia, il senso di sradicamento, ovunque si trovino, senza neppure una tomba sulla quale piangere i loro cari.
Ecco, si. La loro gioia silenziosa vale molto di più di quel misero 0,6%..












il lutto in italia è che falce e martello, partito sanguinario (vedi stalin e mao, mangiatore di bambini bolliti) sia un partito legale: ma in italia la criminalità è spesso autorizzata anche dall’ egregio presidente della repibblica, eletto non certo dal popolo!
Buongiorno Gianluca
Mio padre è un profugo istriano.
Alla fine della seconda guerra lui e la sua famiglia sono dovuti scappare dalla loro terra (Dignano d’Istria) lasciando casa, campi, vigneti, uliveti, falegnameria. Praticamente una vita di lavoro , una cultura completamente distrutta senza possibilità di ritorno.
In Istria non vi erano possibilità, o si scappava in Italia oppure si lasciava tutto a Tito, con la speranza di non finire nelle foibe.
Ed in Italia hanno trovato molte persone che gli davano degli imbecilli perche sono scappati dal paradiso comunista…..
Io rispetto le idee di tutti, indipendentemente dal ceto sociale, scelte politiche e religiose.
Ma credo che a molti non sia ben chiaro avere a che fare con il comunismo vero.
Io tramite mio padre penso di averlo capito, o almeno spero.
Non voglio giudicare, ma sicuramente almeno qui in Italia possiamo vantare una libertà almeno di espressione.
Sono sicuro che se le persone che sposano idee di sinistra avessero vissuto quello che ha passato mio papa cambierebbero immediatamente bandiera.
Non che le alternative siano tanto edificanti, ma per lo meno possiamo esprimerci.
Buona giornata