Una proposta “bonsai”: torniamo al Collegio
Forse non tutti sanno che… l’attuale sistema elettorale l’ha inventato la Sinistra. In Toscana avevano già capito tutto e “bloccato le liste” ben prima del “porcellum”, senza levate di scudi delle anime belle democratiche, senza accuse di assalto alla diligenza, senza critiche alla nomenclatura: nell’Appennino felix la nomenclatura comandava da anni, gestiva tutto, persino il dopolavoro ferroviario, quindi perché stupirsi se voleva evitare il fastidio del voto di preferenza?
Poi venne Calderoli e la musica cambiò. Questosistema elettorale non piace a nessuno, ma in fondo nessuno spinge davvero per cambiarlo, perché tutti sanno quanto sia difficile comporre liste che non scontentino la nomenclatura di cui sopra. A noi questo sistema elettorale non piace perché cancella anche il benché minimo accenno di meritocrazia, rafforza le oligarchie e, a volte, mortifi ca il territorio. Questo non signifi ca che ci piacciano da morire le preferenze, perché in alcune zone d’Italia sono state e rimangono un odioso strumento di pressione e controllo del voto, capillare, minuzioso e gestito da consorterie politicocriminali.
Allora? Allora forse sarebbe meglio tornare ai cari vecchi collegi, grazie ai quali il bipolarismo era una sfi da a due nella quale ci si sforzava di trovare candidati che avessero un qualche legame con la base, a parte qualche eccezione “paracadutata” dall’alto. Il sistema perfetto non esiste, i partiti cercheranno sempre spazi per imporre uomini e candidature, ma l’obiettivo principale dovrà essere quello di limitare la discrezionalità delle scelte e affi darsi, dove possibile, a meccanismi di selezione su base territoriale. Tu chiamale, se vuoi, primarie: laddove questo fosse possibile e regolato da meccanismi chiari e intellegibili sarebbe un ottimo esercizio di democrazia interna.
Primarie e collegi. Serve davvero poco per restituire ai cittadini un pizzico di amore in più per una politica bistrattata e per l’insostituibile ruolo della Politica, continuamente sabotata dai profeti dell’antipolitica. La nostra rivoluzione “interna” parte da regole condivise. Per farlo è davvero necessario distruggere il PdL?











