Caos liste: opinione 1| Vi piace vincere facile ?
di Costanza Martina Vitale
Di fronte all’ennesima manifestazione contro il decreto salvaliste viene in mente quel noto spot del gratta e vinci in cui Robinson Crusoe, finito sull’isola deserta, deve scoprire chi mai gli abbia coperto gli occhi. In quella terra dimenticata da Dio e dagli uomini, vogliamo ricordarlo, erano rimasti lui e l’amico Venerdì. Sicchè non ci sarebbe voluto un genio per indovinare. La scelta era, per così dire, imposta. L’imbarazzante questione della errata presentazione delle liste del Pdl nella regione Lazio e Lombardia ha qualcosa di molto similare. Se è vero come è vero che una delle frasi preferite del premier è quella di tacciare di comunismo gli oppositori politici e non, è pur verissimo che, sull’altro fronte, non smettono di dipingere i militanti di destra di fascismo e gridare alla dittatura in nome di madre democrazia. Ora che madre democrazia non sia solita rimanere spesso incinta come altre sue colleghe è un fatto, ma cercare a tutti i costi di dipingere quale antidemocratico il tentativo del governo di salvaguardare il diritto di voto degli elettori ci pare francamente esagerato.
Diciamo che volendo mettere sui piatti della bilancia da una parte la modifica con decreto di alcune formalità della legge elettorale (manovra di per sè incostituzionale) e, dall’altra, la possibilità di scegliere quale partito votare (principio altrettanto costituzionalizzato), la maggioranza dei cittadini preferirebbe di gran lunga la possibilità di scelta, che è poi alla base di una vera democrazia. Non si farebbero traghettare dallo spauracchio della dittatura e da questo sedicente popolo che difende la Costituzione. Quel popolo denominato viola che, per dimostrare di non avere un colore partitico, si identifica in una bandiera. Viola appunto. Più o meno come i paramenti funebri. Peccato che la morte della democrazia non sia avvenuto, come dicono loro, il 5 marzo con la firma del Capo dello Stato al cosiddetto decretaccio, ma nel momento in cui si verificano manifestazioni come queste, di una confusione ideologica assolutamente intollerante.
E i principali candidati del Pd e dei Radicali nel Lazio come nella Lombardia? Quelli protestano, tutti contro la riammissione delle liste del Pdl, escluse per motivi di mera burocrazia. Persecutori evidentemente di una vittoria macchiavellica in cui il fine (cioè la poltrona) giustifica i mezzi (cioè l’esclusione sic et simpliciter di un cavallo da corsa, per altro tra i più forti in gioco, alla regione). Contenti loro.
D’altronde a chi non piace vincere facile?










PAR CONDICIO: in qualità di giornalista televisivo, allora impegnato in una emittente regionale, ebbi modo di contestare la norma – pur condividendone lo spirito – voluta dal governo di centrosinistra in quanto avrebbe potuto avere derive censorie. Oggi Bersani, parlando di Raiperunanotte, dice che censura è boomerang: SIAMO IN MEZZO AI PAZZI!