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Pubblicato il: gio, feb 25th, 2010

Rotolando verso Sud

di Ulderico de Laurentiis
La notizia apparsa un po’ ovunque negli ultimi giorni è di quelle risolutive e rassicuranti. Mettiamoci l’anima in pace: al sud siamo meno intelligenti per questioni genetiche, quindi meglio rassegnarsi al sottosviluppo del mezzogiorno perché siamo noi ed il nostro quoziente intellettivo il vero problema.
La serissima e incontrovertibile teoria è del luminare Richard Lynn, professore emerito di psicologia all’Università dell’Ulster che afferma che “il quoziente intellettivo più basso nel sud Italia può essere attribuito alla mescolanza genetica con le popolazioni del vicino Oriente e del Nord Africa”. Ecco scoperte le ragioni scientifiche di anni di arretratezza e di difficoltà ad uscire da quel pantano chiamato ancora da molti “questione meridionale”, come se l’ “Esercito di Franceschiello” abbia subito disfatta solo qualche lustro fa.
Reminiscenze borboniche a parte, stendiamo un velo pietoso sulla teoria di Lynn e proviamo a capire cosa davvero non va, analizzando il problema da un’ottica inedita – se vogliamo – in relazione a questo fenomeno.
Evitando di perderci in un lungo articolo che vada su una strada già percorsa migliaia di volte – quella dei problemi strutturali e infrastrutturali, della necessità di una banca del mezzogiorno per trattenere gli investimenti sul territorio ecc. – preferiamo concentrarci su un aspetto evidenziato pochi mesi fa
La notizia apparsa un po’ ovunque negli ultimi giorni è di quelle risolutive e rassicuranti. Mettiamoci l’anima in pace: al sud siamo meno intelligenti per questioni genetiche, quindi meglio rassegnarsi al sottosviluppo del mezzogiorno perché siamo noi ed il nostro quoziente intellettivo il vero problema.La serissima e incontrovertibile teoria è del luminare Richard Lynn, professore emerito di psicologia all’Università dell’Ulster che afferma che “il quoziente intellettivo più basso nel sud Italia può essere attribuito alla mescolanza genetica con le popolazioni del vicino Oriente e del Nord Africa”. Ecco scoperte le ragioni scientifiche di anni di arretratezza e di difficoltà ad uscire da quel pantano chiamato ancora da molti “questione meridionale”, come se l’ “Esercito di Franceschiello” abbia subito disfatta solo qualche lustro fa. Reminiscenze borboniche a parte, stendiamo un velo pietoso sulla teoria di Lynn e proviamo a capire cosa davvero non va, analizzando il problema da un’ottica inedita – se vogliamo – in relazione a questo fenomeno.Evitando di perderci in un lungo articolo che vada su una strada già percorsa migliaia di volte – quella dei problemi strutturali e infrastrutturali, della necessità di una banca del mezzogiorno per trattenere gli investimenti sul territorio ecc. – preferiamo concentrarci su un aspetto evidenziato pochi mesi fa dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che in un convegno del Pdl sui problemi del meridione, dichiarava che il gap tra Nord e Sud “non è solo una questione di discussione economica è anche di soluzione civile” e morale aggiungiamo noi.
Il ministro denunciava che al sud “nella triade appalti, sanità e fondi Ue è cresciuta in modo esponenziale, verticale, inaccettabile la cifra della criminalità”, così come la corruzione in una piccola opera pubblica è “quasi certa” e questo in qualche misura favorisce un trend del “grande” verso il “piccolo” anche in termini di progettazione e pianificazione dello sviluppo.
L’analisi di Tremonti potrebbe sembrare esagerata e in alcuni casi può portarci ad un rifiuto con annesso sfoggio di orgoglio meridionale, morale e civile, ma il problema c’è ed è ben visibile.
Basti guardare a come sono messi (male e in alcuni casi malissimo) i governatori delle regioni meridionali e le loro giunte, in termini di indagini, processi e condanne.
Infatti abbiamo Vendola che tempo fa è stato indagato in Puglia per concussione, con l’ex assessore regionale alla sanità che trovava rifugio sugli scranni parlamentari; in Calabria abbiamo il Presidente Loiero per cui recentemente è stata richiesta la condanna ad un anno e mezzo per abuso d’ufficio, nell’ambito dell’inchiesta “why not” e che pure in passato qualche altro problemino lo aveva avuto, mentre per la storia giudiziaria di Raffaele lombardo in Sicilia ci vorrebbe un intero numero di Meridiana e quindi ci riserviamo di approfondirla  - se necessario – la prossima volta, pur ribadendo che è sempre stato assolto o graziato dalla prescrizioni in merito alle accuse contestategli in passato.
Anche in Campania non se la passa poi così tanto bene il pluri-processato De Luca, candidato per il centrosinistra alla presidenza della regione, tanto che l’ironia di qualcuno vedeva come preferibile una ricandidatura di Antonio Bassolino che in fondo di processi in corso ne aveva soltanto uno. Pertanto  l’analisi di Tremonti è abbastanza aderente alla realtà che il Mezzogiorno d’Italia è costretto ad affrontare ogni giorno.
In questo quadro una ricetta unica ed immediatamente efficace non esiste, ma è fuor di dubbio che un grande partito come il Popolo della Libertà, possa dare uno scossone al territorio, iniziando da un vero ricambio generazionale che favorisca quella classe dirigente formatasi secondo i valori e le esperienze del movimentismo politico giovanile, del volontariato e della politica come missione, come servizio reso incondizionatamente alla propria gente ed alla propria terra. Le veline incantano l’occhio, ma giovani in gamba, preparati, onesti e motivati possono contribuire a risollevare il paese.

La notizia apparsa un po’ ovunque negli ultimi giorni è di quelle risolutive e rassicuranti. Mettiamoci l’anima in pace: al sud siamo meno intelligenti per questioni genetiche, quindi meglio rassegnarsi al sottosviluppo del mezzogiorno perché siamo noi ed il nostro quoziente intellettivo il vero problema.La serissima e incontrovertibile teoria è del luminare Richard Lynn, professore emerito di psicologia all’Università dell’Ulster che afferma che “il quoziente intellettivo più basso nel sud Italia può essere attribuito alla mescolanza genetica con le popolazioni del vicino Oriente e del Nord Africa”. Ecco scoperte le ragioni scientifiche di anni di arretratezza e di difficoltà ad uscire da quel pantano chiamato ancora da molti “questione meridionale”, come se l’ “Esercito di Franceschiello” abbia subito disfatta solo qualche lustro fa.Reminiscenze borboniche a parte, stendiamo un velo pietoso sulla teoria di Lynn e proviamo a capire cosa davvero non va, analizzando il problema da un’ottica inedita – se vogliamo – in relazione a questo fenomeno.Evitando di perderci in un lungo articolo che vada su una strada già percorsa migliaia di volte – quella dei problemi strutturali e infrastrutturali, della necessità di una banca del mezzogiorno per trattenere gli investimenti sul territorio ecc. – preferiamo concentrarci su un aspetto evidenziato pochi mesi faLa notizia apparsa un po’ ovunque negli ultimi giorni è di quelle risolutive e rassicuranti. Mettiamoci l’anima in pace: al sud siamo meno intelligenti per questioni genetiche, quindi meglio rassegnarsi al sottosviluppo del mezzogiorno perché siamo noi ed il nostro quoziente intellettivo il vero problema.La serissima e incontrovertibile teoria è del luminare Richard Lynn, professore emerito di psicologia all’Università dell’Ulster che afferma che “il quoziente intellettivo più basso nel sud Italia può essere attribuito alla mescolanza genetica con le popolazioni del vicino Oriente e del Nord Africa”. Ecco scoperte le ragioni scientifiche di anni di arretratezza e di difficoltà ad uscire da quel pantano chiamato ancora da molti “questione meridionale”, come se l’ “Esercito di Franceschiello” abbia subito disfatta solo qualche lustro fa. Reminiscenze borboniche a parte, stendiamo un velo pietoso sulla teoria di Lynn e proviamo a capire cosa davvero non va, analizzando il problema da un’ottica inedita – se vogliamo – in relazione a questo fenomeno.Evitando di perderci in un lungo articolo che vada su una strada già percorsa migliaia di volte – quella dei problemi strutturali e infrastrutturali, della necessità di una banca del mezzogiorno per trattenere gli investimenti sul territorio ecc. – preferiamo concentrarci su un aspetto evidenziato pochi mesi fa dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che in un convegno del Pdl sui problemi del meridione, dichiarava che il gap tra Nord e Sud “non è solo una questione di discussione economica è anche di soluzione civile” e morale aggiungiamo noi.Il ministro denunciava che al sud “nella triade appalti, sanità e fondi Ue è cresciuta in modo esponenziale, verticale, inaccettabile la cifra della criminalità”, così come la corruzione in una piccola opera pubblica è “quasi certa” e questo in qualche misura favorisce un trend del “grande” verso il “piccolo” anche in termini di progettazione e pianificazione dello sviluppo.L’analisi di Tremonti potrebbe sembrare esagerata e in alcuni casi può portarci ad un rifiuto con annesso sfoggio di orgoglio meridionale, morale e civile, ma il problema c’è ed è ben visibile.Basti guardare a come sono messi (male e in alcuni casi malissimo) i governatori delle regioni meridionali e le loro giunte, in termini di indagini, processi e condanne.Infatti abbiamo Vendola che tempo fa è stato indagato in Puglia per concussione, con l’ex assessore regionale alla sanità che trovava rifugio sugli scranni parlamentari; in Calabria abbiamo il Presidente Loiero per cui recentemente è stata richiesta la condanna ad un anno e mezzo per abuso d’ufficio, nell’ambito dell’inchiesta “why not” e che pure in passato qualche altro problemino lo aveva avuto, mentre per la storia giudiziaria di Raffaele lombardo in Sicilia ci vorrebbe un intero numero di Meridiana e quindi ci riserviamo di approfondirla  - se necessario – la prossima volta, pur ribadendo che è sempre stato assolto o graziato dalla prescrizioni in merito alle accuse contestategli in passato.Anche in Campania non se la passa poi così tanto bene il pluri-processato De Luca, candidato per il centrosinistra alla presidenza della regione, tanto che l’ironia di qualcuno vedeva come preferibile una ricandidatura di Antonio Bassolino che in fondo di processi in corso ne aveva soltanto uno. Pertanto  l’analisi di Tremonti è abbastanza aderente alla realtà che il Mezzogiorno d’Italia è costretto ad affrontare ogni giorno.In questo quadro una ricetta unica ed immediatamente efficace non esiste, ma è fuor di dubbio che un grande partito come il Popolo della Libertà, possa dare uno scossone al territorio, iniziando da un vero ricambio generazionale che favorisca quella classe dirigente formatasi secondo i valori e le esperienze del movimentismo politico giovanile, del volontariato e della politica come missione, come servizio reso incondizionatamente alla propria gente ed alla propria terra.

Le veline incantano l’occhio, ma giovani in gamba, preparati, onesti e motivati possono contribuire a risollevare il paese.

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