Giovane come l’Italia
Rinnovarsi. La chiave di lettura della politica italiana sembra ormai essere la ricerca di nuovi assetti per meglio offrire risposte alla nostra nazione. E, soprattutto alla luce del percorso intrapreso da Alleanza Nazionale e Forza Italia che ha sancito la nascita del Pdl, il mondo giovanile non poteva non interrogarsi sul ruolo e sull’assetto che è necessario darsi per rivolgersi alla maggioranza dei giovani italiani.Azione Giovani, in termini di qualità delle attività svolte, numero di iscritti, ramificazione sul territorio, nelle scuole e nelle università, in termini di qualità e quantità di giovani amministratori che esprime, rappresenta la compagine politica giovanile più forte e incisiva sulla politica italiana.Ma il dibattito nato attorno alla fondazione del PdL spinge a una riflessione nuova e a un obiettivo più ampio e ambizioso. Costruire in Italia la più grande forza in grado di rappresentare tutto il panorama giovanile del centrodestra e in grado di incarnare quella continuità di valori in linea con la tradizione della destra italiana.La Giovane Italia, il movimento ufficiale del PdL (composto da Azione Giovani, Azione Studentesca, Azione Universitaria e dai gruppi giovanili provenienti da Forza Italia) nasce con un gravoso compito, quello di rappresentare a livello giovanile il Popolo della Libertà, un partito che raccoglie vastissimo consenso tra gli under 35, e trovare nuove forme di comunicazione per rappresentare al meglio le istanze di una generazione, offrendo modelli aggregativi e di impegno in grado di essere da traino per i giovani.L’aver metabolizzato la necessità di creare un soggetto unitario ha portato ad un confronto tra due facce della stessa medaglia, la destra italiana, che da anni operavano fianco a fianco senza aver mai trovato dei forti e continui momenti di confronto.Dal 1994 in poi, le esperienze del Polo della Libertà e della Casa delle Libertà, le esperienze di governo del 1994, del 2001 e del 2008 hanno sempre visto Forza Italia e Alleanza Nazionale fianco a fianco, nell’elaborazione dei programmi elettorali e nel portare avanti l’azione di governo.Il compito più arduo spetta adesso ai giovani del nostro partito. Trovare una unità di azione, in linea con l’appartenenza al medesimo partito, e coerente con il proprio trascorso storico e politico.Saper uscire dalla dialettica di partito e saper affrontare un processo fondativo sincero e partecipato rappresenta la scelta più responsabile che la nostra gioventù deve saper fare. La struttura di transizione che porterà Azione Giovani e Forza Giovani alla Giovane Italia rappresenta in maniera paritetica i due movimenti giovanili. Un 50% e 50% della rappresentanza a qualsiasi livello, che sancisce il principio della voglia di costruire insieme, rinunciando alle rendite di posizione che il partito dei grandi ha imposto nei propri quadri intermedi, e ponendo il futuro del nuovo movimento giovanile nella capacità di autodeterminarsi.La sfida che la Giovane Italia dovrà affrontare sarà quella del rinnovamento della propria struttura: nell’età dei propri dirigenti e rappresentanti, più vicini ai giovani; nella capacità di aggregare tutte le realtà giovanili vicine al centrodestra, diventando un laboratorio politico e culturale, espressione di un movimentismo legato alla politica classica, al volontariato, all’associazionismo, alla cultura; nella capacità di relazionarsi con gli ambiti territoriali e di azione politica, quali scuola e università; nella capacità di utilizzare canali di dialogo più vicini alle giovani generazioni; nella capacità di farsi portavoce di istanze giovanili.Il precariato sociale, le tossicodipendenze, gli attacchi al diritto alla vita, la schiavitù delle mafie, la difficoltà a costruirsi un futuro attraverso il riconoscimento del proprio merito e del proprio valore in ambito professionale, la difficoltà di dare un valore al proprio titolo di studi. Quando Giorgia Meloni, presidente nazionale della Giovane Italia, ha ricevuto il mandato di rappresentare nel Governo tutti i giovani attraverso il Ministero della Gioventù, ha subito compreso il peso del compito che la attendeva: “La nostra generazione è la prima generazione che si confronta con una realtà peggiore di quella che avevano ereditato i loro genitori”. Di questo dobbiamo farci carico. La nostra missione sta nel trovare strumenti adatti a ribaltare l’attuale. La capacità rivoluzionaria di un movimento politico sta nel lasciare delle tracce indelebili del proprio passaggio, nel costruire la strada su cui, chi ci seguirà, potrà proseguire il proprio percorso. Dobbiamo lasciare una traccia forte del percorso che fin qui abbiamo seguito. Dobbiamo indicare una via chiara e sicura alle generazioni che ci seguiranno.C’è una generazione che urla per venire allo scoperto. C’è una generazione che si batte ogni giorno contro il degrado, prestando il proprio servizio attraverso il volontariato. C’è una generazione che sceglie di mettere al mondo un figlio e di costruirsi una famiglia, rifiutando l’aborto e barcamenandosi tra stipendi bassissimi e contratti a tempo senza certezza di rinnovo e senza la minima tutela. C’è una generazione che si ribella alle mafie, con le campagne contro il pizzo, con le manifestazioni in regioni e in comuni in cui fino a pochi anni fa era impensabile soltanto pronunciare la parola ‘ndrangheta, o mafia, o camorra. Occorre dar voce a questa generazione, alla pare migliore di una generazione, che non si riconosce in un mondo di veline e spacciatori, di disimpegnati e di bulli. Occorre riconoscere la parte della barricata sulla quale stare, coniugando la nostra azione politica con la nostra identità. Giovani del nostro tempo, ribelli e fieri; capaci di essere il megafono della gioventù di una intera nazione.










